2026, l’anno in cui l’inverno non dorme più: perché la pre-season F1 è diversa da tutte le altre

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 19 Gennaio 2026

Il conto alla rovescia verso il primo Gran Premio della stagione 2026, in programma in Australia dal 6 all’8 marzo, è già iniziato. Ma prima che i semafori si spengano a Melbourne, la Formula 1 vivrà una pre-season come non se ne vedevano da anni. Più lunga, più intensa e soprattutto molto più affollata di chilometri in pista. Il motivo? Un cambio regolamentare profondo, che ha costretto squadre e motoristi a riscrivere molte certezze.

Regole nuove, bisogno di chilometri

Il 2026 segna l’arrivo di vetture completamente ripensate: più compatte, leggere e maneggevoli, abbinate a Power Unit inedite con una ripartizione 50-50 tra motore termico ed elettrico, oltre all’introduzione di carburanti sostenibili avanzati. Una rivoluzione tecnica di questa portata significa una cosa sola per i team: servono dati, e per ottenerli bisogna girare, girare tanto e farlo il prima possibile.

Più test, più giorni, calendario stravolto

Per rispondere a questa esigenza, i regolatori hanno ampliato ufficialmente la pre-season. Non più un solo test, ma due sessioni ufficiali in Bahrain, precedute da una settimana di shakedown a Barcellona. In totale, nove giorni di attività in pista: sei in più rispetto al 2025. Con il Mondiale che parte a inizio marzo, il calendario non poteva che anticiparsi, portando le prime monoposto in pista già a gennaio.

Il caso Audi: subito in azione

Tra i più rapidi a rompere il ghiaccio c’è stata Audi F1 Team, al debutto come costruttore ufficiale dopo la trasformazione di Sauber. Il nuovo progetto ha già assaggiato l’asfalto di Barcellona con Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto al volante della R26. Una mossa tutt’altro che sorprendente per una squadra che, oltre a una nuova vettura, deve validare anche una Power Unit completamente sviluppata in casa.

Filming day e primi brividi

Quasi tutti i team affronteranno un filming day prima o durante lo shakedown: 200 km di percorrenza massima, l’equivalente di circa 40 giri, utili per verificare che tutto funzioni prima di iniziare il lavoro vero. È il momento più delicato: la prima volta in cui una monoposto, assemblata dopo mesi di lavoro, scende davvero in pista.

Barcellona: flessibilità prima di tutto

Lo shakedown di Barcellona, evento privato e chiuso ai media, si svolgerà su cinque giorni a partire dal 26 gennaio, ma ogni team potrà girare solo in tre. La formula è pensata per offrire elasticità: c’è chi alternerà pista e officina, chi aspetterà l’arrivo di nuovi componenti e chi sceglierà le giornate migliori evitando il rischio di maltempo. Una gestione strategica del tempo che, in una fase così precoce, vale quasi quanto la velocità pura.

Ritorno in fabbrica e presentazioni

Archiviata la parentesi catalana, le squadre torneranno nei reparti corse per analizzare dati, risolvere problemi e montare i primi pacchetti evolutivi. Sarà anche il momento delle presentazioni ufficiali per chi non le ha ancora svolte, da Mercedes-AMG F1 Team a Williams, passando per Cadillac, Aston Martin e McLaren, prima della partenza verso il Medio Oriente.

Bahrain, atto finale prima dell’Australia

Il Bahrain resta il cuore della preparazione. Due test ufficiali da tre giorni ciascuno, l’11 e il 18 febbraio, sul circuito di Sakhir: l’ultima occasione per affinare assetti e affidabilità prima di imballare tutto e spedire le monoposto a Melbourne. Da lì in poi, si farà sul serio.