C’è un filo rosso che lega la storia della Formula 1 a quella di Pirelli. Un filo che si è srotolato per 75 anni e che a Zandvoort, nel Gran Premio d’Olanda 2025, taglierà il traguardo dei 500 GP ufficiali. Tutto è iniziato a Silverstone il 13 maggio 1950, giorno del debutto del Mondiale: otto monoposto gommate Pirelli (quattro Alfa Romeo e quattro Maserati) e un podio tutto italiano, con Farina, Fagioli e Parnell a scrivere il primo capitolo di una lunga epopea.
Da allora Pirelli ha attraversato tre diverse stagioni della propria avventura in Formula 1: gli anni pionieristici dal 1950 al 1958, il ritorno negli anni ’80 e ’90, e infine l’era moderna, dal 2011, quando il marchio è diventato Global Tyre Partner del campionato.
Dall’Olanda all’Italia, la festa continua
La celebrazione parte già a Zandvoort, dove tutte le gomme slick e le monoposto porteranno un logo speciale dedicato ai 500 GP. Il clou si sposterà la settimana successiva a Monza, nel GP d’Italia: qui piloti, team e vertici di F1, FIA e Pirelli poseranno insieme per una foto che entrerà di diritto nella storia.
La scelta tecnica: mescole più morbide
Per l’appuntamento olandese, Pirelli ha deciso di rendere il gioco più tattico, proponendo una gamma più morbida rispetto al 2024: C2 Hard, C3 Medium e C4 Soft. L’idea è quella di avvicinare le strategie a una o due soste, sfruttando anche l’aumento della velocità in pit-lane a 80 km/h, che ridurrà l’impatto del passaggio ai box. Tuttavia, secondo i dati dei team, la singola sosta resta la soluzione più rapida, soprattutto considerando le difficoltà di sorpasso su un tracciato tecnico e stretto come Zandvoort.
2024: il precedente
Lo scorso anno la strategia dominante fu quella a una sosta, con 16 piloti partiti su Medium e passaggio obbligato alle Hard. Hamilton, Russell e pochi altri provarono le due soste, mentre Hulkenberg stabilì un primato di durata con 57 giri completati sulle Hard.
Zandvoort: un circuito unico
Immerso tra le dune del Mare del Nord, il tracciato misura 4,259 km con 14 curve, tra cui due spettacolari sopraelevate con pendenze fino a 19°. L’asfalto è scivoloso per via della sabbia portata dal vento, il carico aerodinamico richiesto è tra i più alti dell’anno e le condizioni meteo possono cambiare in un attimo. Un mix che rende il GP d’Olanda uno degli appuntamenti più imprevedibili del calendario.
La sfida della densità energetica
Zandvoort è anche il circuito simbolo della cosiddetta densità energetica: l’energia che gli pneumatici assorbono e dissipano in curva. Qui la combinazione di distanza ridotta, tanti cambi di direzione e pochi rettilinei fa sì che le gomme siano costantemente sotto pressione. Gestire temperatura e usura diventa quindi un’arte, per evitare graining o blistering e restare nella finestra ideale di prestazione.
Statistiche e record
Quella di quest’anno sarà la 35ª edizione del GP d’Olanda valida per il Mondiale. Il più vincente resta Jim Clark con 4 successi, seguito da Stewart, Lauda e Verstappen a quota 3. L’olandese guida anche la classifica pole (3, al pari con Arnoux), mentre Clark e Lauda sono i re dei podi con 6 a testa.
Sul fronte team, la Ferrari è leader con 8 vittorie, davanti a Lotus (6) e McLaren (4, ultima quella firmata da Norris nel 2024). Ferrari e Lotus si dividono anche i primati tra pole e podi, con la scuderia di Maranello in vantaggio per piazzamenti complessivi (26 contro 16).
