Abu Dhabi, ultima chiamata: Norris prova a restare “normale”, Verstappen è leggero, Piastri sogna il colpo grosso. Leclerc e Russell pronti a fare da giudici involontari

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 4 Dicembre 2025

Nel tradizionale appuntamento del giovedì ad Abu Dhabi, la sala stampa di Yas Marina ha messo in scena tutto quello che ci si aspetta dalla vigilia di un mondiale che si decide all’ultima gara: analisi lucide, qualche frecciata velata, tanta diplomazia… e una tensione che tutti fingono di non sentire.

La FIA ha diviso i protagonisti in due parti: prima gli “attori non protagonisti” ma potenzialmente decisivi – George Russell, Isack Hadjar e Charles Leclerc – poi i tre uomini che domenica sera si giocheranno il titolo: Lando Norris, Max Verstappen e Oscar Piastri.


Leclerc: “Io soddisfatto, la Ferrari no. E per il titolo vedo Lando”

Charles Leclerc non ha girato attorno al disastroso weekend di Losail. Il Qatar è stato un incubo per la Ferrari, e il monegasco lo ha riconosciuto con grande onestà:

«Abbiamo delle idee su quello che avremmo potuto provare, ma non la soluzione al 100%. È chiaro che abbiamo sbagliato qualcosa per tutto il weekend, non eravamo mai forti, da FP1 fino alla gara».

Una parte dei problemi è stata legata alle caratteristiche della pista – mai favorevole alla Rossa – ma non abbastanza da giustificare la debacle:

«Il Qatar non sarebbe mai stato una pista buona per noi, ma non abbiamo comunque raggiunto il livello che dovevamo. Qui mi aspetto di tornare dove dovremmo essere: probabilmente terza forza o giù di lì».

Il bilancio personale di stagione, per Leclerc, è positivo; quello della squadra decisamente meno:

  • si dice “piuttosto soddisfatto” del proprio rendimento;
  • ammette che i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative, soprattutto dopo un 2024 chiuso in crescita;
  • ricorda che la Ferrari ha avuto pochi aggiornamenti perché gran parte degli sforzi è già orientata al 2026.

Il vero nodo, per lui, resta la prestazione pura della monoposto:

«Come team in pista abbiamo lavorato bene, quello che ci manca è la performance della macchina. Spero che l’anno prossimo sarà meglio».

Guardando al duello iridato, Charles non ha dubbi nel definire Lando Norris il favorito, pur dopo aver cambiato spesso idea nel corso dell’anno:

«Pensavo fosse Oscar, poi Max, poi… non so. Adesso direi Lando. Dodici punti sono ancora un margine importante: se non succede niente di grosso, penso che Lando la porterà a casa».

E se domenica si troverà in mezzo alla lotta per il titolo? La risposta è da pilota puro:

«Io cercherò solo di massimizzare la mia gara. Che stia lottando per il secondo, il terzo o il quarto posto, combatterò allo stesso modo. La battaglia per il titolo non farà parte dei miei pensieri: io corro per la mia squadra».


Ferrari: tra passato recente e “all-in” sul futuro

Leclerc ha anche allargato il discorso agli ultimi tre anni di regolamento. La fotografia è chiara:

  • nel 2022 la Ferrari era partita forte, ma frenata dal porpoising;
  • Red Bull, invece, ha avuto da subito una piattaforma stabile, inizialmente appesantita dal peso in eccesso;
  • tolti i chili, la squadra di Milton Keynes è salita sul livello che conosciamo da allora.

A questo si aggiunge una difficoltà di fondo:

«Questa generazione di vetture è stata molto difficile da capire. Più di una volta quello che funzionava al simulatore e in fabbrica non ha dato i risultati attesi in pista».

E sulla decisione di fermare presto lo sviluppo aerodinamico di quest’anno, Leclerc è freddo e razionale:

«Non è stato un grosso peso psicologico: eravamo in svantaggio tecnico fin dalla prima gara. Visto che non eravamo in lotta per il titolo, sarebbe stato inutile sacrificare il 2026 per cercare, nella migliore delle ipotesi, un secondo o terzo posto in Costruttori. In queste condizioni era un no-brainer».


Russell: “Questa è stata la mia stagione più forte. I giochi di squadra in finale? Non tra due piloti in lotta”

George Russell affronta il weekend con un obiettivo chiaro: aiutare la Mercedes a blindare il secondo posto nel Costruttori. Il Qatar ha lasciato l’amaro in bocca – soprattutto per come era iniziato il weekend – ma il britannico rivendica la competitività della W15:

«Eravamo molto competitivi, probabilmente solo Oscar era più veloce. Ma è stato uno di quei weekend in cui hai la macchina giusta e il risultato non arriva».

Il riferimento è al Safety Car al settimo giro e alla sfortunata partenza dalla parte interna della griglia, che ha penalizzato tutti quelli schierati sul lato sporco.

Sul piano personale, Russell non ha dubbi:

«Questo è stato l’anno più competitivo della mia carriera, più anche del 2022. Allora era tutto nuovo: il porpoising, il primo anno contro Lewis, tante sfide. Qui mi sento più completo».

Molto netta la sua posizione sull’eventualità di team order interni alla McLaren se nel finale Oscar si trovasse davanti a Lando:

«Non è accettabile chiedere a un pilota ancora in corsa per il titolo, nell’ultima gara, di cedere la posizione al compagno. Se in passato un compagno fuori dai giochi ha aiutato chi si stava giocando il mondiale, è logico e tutti lo farebbero. Ma qui è diverso: Norris e Piastri devono avere entrambi la loro occasione. Se il team alla fine perde il titolo per questo, bisogna solo riconoscere che l’altro ha fatto un lavoro migliore. È così che dovrebbe essere la Formula 1».

Sul confronto tecnico con Red Bull e McLaren in questa era regolamentare, Russell individua il problema alla radice:

  • Mercedes è partita dal concetto sbagliato, si è infilata in un vicolo cieco tecnico;
  • Red Bull, con meno porpoising nel 2022, ha avuto di fatto un vantaggio di mesi per sviluppare;
  • Aston Martin e McLaren hanno avuto percorsi molto diversi, con grandi saliscendi, a conferma della complessità delle vetture attuali.

E sulle linee guida dei commissari e il ruolo del GPDA ribadisce un concetto chiave:

«Le linee guida devono restare linee guida. Servono i migliori Steward, con esperienza di gara, per giudicare caso per caso. Quando noi 20 piloti abbiamo rivisto alcuni episodi, eravamo tutti d’accordo sulle penalità, indipendentemente dalle linee guida. Questo dice molto».


Isack Hadjar: dal tavolo con Helmut alla grande occasione in Red Bull

Per Isack Hadjar, questa conferenza stampa ha il sapore dell’inizio di una nuova vita sportiva. Il francese – attualmente al volante della Racing Bulls – ha confermato il salto nella squadra ufficiale Red Bull con le nuove regole:

«Non c’è stata la telefonata cinematografica “sei un pilota Red Bull Racing”. È stata una conversazione con Helmut, in cui ha fatto capire che avrei guidato per Red Bull… e che avrei dovuto consegnare risultati».

La scelta arriva alla vigilia di un cambio regolamentare totale, condizione che Hadjar considera perfetta:

  • tutti ripartono da zero con la nuova monoposto;
  • lui si definisce bravo ad adattarsi, avendo corso sempre su auto diverse anno dopo anno;
  • non punta a “copiare” lo stile di Verstappen, ma rivendica una mentalità simile nella fame di risultati.

Significativo anche il suo riferimento alle origini e alla prospettiva di una gara in Africa:

«Una gara in Africa ci sarà, prima o poi. Ci vorrà tempo, ma succederà».

Sul presente, Hadjar sa che ad Abu Dhabi non sarà un protagonista diretto del titolo, ma il quadro delle forze in campo, per lui, è chiaro: McLaren davanti, poi Red Bull, quindi Mercedes e Ferrari.


Online abuse e caso “Kimi”: i piloti fanno quadrato

Una delle domande più delicate ha toccato il tema degli attacchi social subiti da Kimi dopo il Qatar. Russell, Hadjar e Leclerc hanno espresso una condanna netta:

  • Russell parla di “abuso inaccettabile” e invita chi si nasconde dietro la tastiera a guardarsi allo specchio;
  • Hadjar definisce “idioti” quelli che insultano chi guida al limite senza aver mai corso in vita loro;
  • Leclerc sottolinea l’assenza di conseguenze reali per chi pratica odio online e ricorda quanto sia difficile, soprattutto per i giovani piloti, leggere certi messaggi nei primi anni in F1.

La linea comune è una sola: gli errori in pista fanno parte del mestiere, l’odio gratuito no.


Norris, Verstappen, Piastri: tre modi diversi di convivere con la vigilia del titolo

Nella seconda parte della conferenza, i tre contendenti al mondiale hanno messo a nudo approcci molto diversi alla stessa montagna da scalare.

Norris: “È il sogno di una vita, ma non cambia chi sono”

Lando Norris insiste nel ripetere una parola: normalità.
Ha preparato Abu Dhabi come ogni altro weekend: analisi degli errori dell’ultimo GP, lavoro con il team, niente rivoluzioni mentali.

Quando gli viene chiesto quali episodi sente di aver pagato più caro nella corsa al titolo, non si nasconde:

  • la gara in Canada, definita senza giri di parole «un mio errore, ho sbagliato e ho buttato via molti punti»;
  • la qualifica in Cina, condizionata dalla sfortuna;
  • la squalifica di Las Vegas, non figlia della sorte ma di un lavoro di squadra non all’altezza;
  • altri episodi di gestione non perfetta, inclusa la scorsa settimana.

Eppure la sua filosofia resta sorprendentemente leggera:

«Se perdo, ci riprovo l’anno prossimo. Mi farà male per un po’, ma è la vita. In 30 anni forse non ci penserò più così tanto. Farò il massimo, se succede è fantastico, se non succede ci riproviamo».

Poi, alla domanda su cosa significherebbe davvero alzare il trofeo, la maschera da “distaccato” cade per un attimo:

«È tutto quello per cui ho lavorato nella mia vita. Vorrebbe dire che questi 16 anni sono stati un successo, che ho realizzato il sogno che avevo da bambino».

Sui rapporti interni alla McLaren, Norris elogia il modo in cui lui e Oscar sono riusciti a separare la lotta in pista dal rapporto umano fuori. E sul possibile ordine di squadra in extremis ammette:

  • non chiederà un regalo a Piastri;
  • personalmente, lui in quella situazione cederebbe la posizione;
  • ma ritiene che non sia una domanda “giusta” da porre al compagno.

Verstappen: “Ho già tutto ciò che volevo. Il resto è un bonus”

Max Verstappen affronta il weekend con un distacco psicologico evidente rispetto al 2021. Allora lottava per il primo titolo; oggi, con quattro mondiali già in bacheca, la prospettiva è completamente diversa:

«Ho già ottenuto tutto quello che volevo dalla F1. Un quinto titolo sarebbe bello, ma è un bonus. Corro perché mi piace farlo».

Il suo obiettivo, più che il trofeo, sembra essere il piacere di lavorare con la squadra:

  • sottolinea quanto si sia divertito nella seconda parte di stagione, segnando una vera rimonta tecnica e sportiva;
  • ricorda le riunioni post-gara di inizio anno, tra frustrazione e debrief duri, contrapposte ai sorrisi di oggi.

Alla domanda se l’esperienza del 2021 gli dia un vantaggio, la risposta è quasi disarmante:

«Ho niente da perdere. Non sono nemmeno sicuro di avere la macchina più veloce. Proveremo a massimizzare il risultato, ma non tutto dipende da me».

La dimensione personale, come spesso accade con Max, emerge nei dettagli: il padre impegnato nei rally in Africa, la madre a casa con i cani e il rito della candela accesa prima di ogni weekend. Nessun discorso motivazionale, nessuna frase fatta:

«Non devono motivarmi. Sanno che quando mi siedo in macchina do tutto».

Sul tema “buon compagno di squadra”, in vista dell’arrivo di Hadjar, Verstappen traccia un identikit molto chiaro: collaborazione nello sviluppo, niente segreti nei dati, atteggiamento aperto e professionale; l’amicizia fuori dall’auto è un plus, non un requisito.


Piastri: il terzo incomodo che non ha nulla da perdere

Oscar Piastri occupa la posizione più “leggera” e allo stesso tempo più insidiosa della classifica: terzo in un mondiale a tre.

Sa che la statistica dice che, in passato, in situazioni simili è stato proprio il terzo a sorprendere tutti, ma non vuole farsi illusioni:

«È un bel dato, visto che sono in quella posizione, ma solo perché è successo una volta non significa che succederà di nuovo».

La fiducia arriva soprattutto dal weekend del Qatar, che l’australiano sente come un punto di svolta personale. Ammette di avere “molti episodi” da cui avrebbe voluto uscire con più punti, ma rifiuta la logica del conteggio a ritroso:

«Tutti perdono punti da qualche parte nella stagione, non è utile fare il bilancio “qui ho perso tot, lì tot”. Nessun anno è perfetto».

Sul piano emotivo, Piastri mette in chiaro che la sua priorità, se arrivasse il titolo, sarebbe molto semplice:

«Lo farei prima di tutto per me stesso. Siamo persone egoiste, alla fine siamo noi da soli in macchina. È chiaro che ci sono tante persone lungo la strada, ma inizi questo sport perché vuoi farlo per te».

Nel frattempo, dall’Australia arriva una spinta inaspettata: il suo nome e la F1 sono arrivati fino al parlamento, segno di una crescita di popolarità che lui stesso definisce “molto speciale”.


McLaren unita, ma non cieca: collaborazione totale, niente muri… per ora

Sui rapporti interni, Norris e Piastri sono allineati:

  • dati condivisi come sempre, nessuna limitazione straordinaria per la finale;
  • weekend impostato per avere “due piloti con le stesse opportunità di vincere”;
  • nessun “muro” tra i lati del box, se non quello di cartone evocato ironicamente da Oscar.

Lando insiste molto sull’importanza di mantenere il rapporto personale:

«Basta una decisione sbagliata per rovinare tutto. Finora abbiamo sempre saputo lasciare in pista quello che succede in pista e goderci la vita fuori, come persone».


Conclusione: tre filosofie per un solo titolo

Alla fine della conferenza, resta un quadro molto netto:

  • Norris parla di normalità e leggerezza, ma ammette che vincere sarebbe la conferma di una vita intera spesa per arrivare qui.
  • Verstappen porta in dote l’abitudine al successo e un distacco quasi zen: ha già tutto, ma non rinuncerà a giocarsi ogni occasione.
  • Piastri è il cacciatore silenzioso, consapevole di essere il terzo incomodo, deciso a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto.

Intorno a loro, Leclerc e Russell promettono gara dura ma leale, senza calcoli per conto terzi, mentre il futuro bussa alla porta con Isack Hadjar, pronto a entrare nel box Red Bull nella nuova era tecnica.

Domenica sera solo uno avrà il trofeo in mano. Ma già oggi, ad Abu Dhabi, è chiaro che il mondiale 2025 si chiuderà con tre storie molto diverse che convergono sulla stessa ultima curva.