Il motorsport italiano piange la scomparsa di Enzo Osella, morto il 27 settembre 2025 a 86 anni. La sua vita è stata un’autentica epopea artigiana: dalle officine di provincia ai box della Formula 1, passando per prototipi leggendari e cronoscalate che ancora oggi vedono sfrecciare il suo marchio.
Le origini: dal navigatore alle prime corse
Nato nel 1939 a Volpiano, in Piemonte, Osella cresce tra officine e motori. Negli anni ’50 muove i primi passi come navigatore nei rally locali e poco dopo debutta al volante, correndo in salita con la Fiat 600 di sua sorella e con una Lotus 11 modificata con motore Osca. La passione per la meccanica lo porta a distinguersi non solo come pilota, ma anche come tecnico capace di trasformare vetture ordinarie in mezzi da corsa competitivi.
L’esperienza in Abarth e la nascita di Osella Corse
La svolta arriva nel 1963, quando Carlo Abarth lo chiama nel reparto corse. Qui Osella affina le competenze nella progettazione e nel collaudo, seguendo i migliori piloti dell’epoca.
Quando nel 1971 la Fiat acquisisce Abarth, Enzo rileva il materiale tecnico e fonda la Osella Corse. Da quel momento, il nome Osella diventa sinonimo di corse in salita, prototipi sportivi e monoposto che conquistano il cuore degli appassionati.
L’avventura in Formula 1
Il grande salto arriva nel 1980, con l’esordio della Osella FA1, motorizzata Ford Cosworth, affidata a Eddie Cheever. Da lì, per dieci stagioni, la scuderia torinese sfida i giganti della Formula 1.
Le difficoltà economiche e tecniche non mancano: auto pesanti, motori Alfa Romeo V12 complicati da gestire, budget ridotti. Eppure Osella conquista un posto nella storia: il miglior risultato rimane il 4° posto di Jean-Pierre Jarier a Imola nel 1982, simbolo della tenacia di un piccolo team contro colossi con risorse immense.
In totale, Osella partecipa a 132 Gran Premi e conquista 5 punti mondiali, prima di cedere la squadra a Gabriele Rumi nel 1990, trasformata poi in Fondmetal.
Il ritorno alle origini: prototipi e cronoscalate
Abbandonata la F1, Enzo Osella concentra la sua energia sulle corse in salita, il terreno dove meglio esprime la sua filosofia costruttiva. Nascono vetture iconiche come la serie PA (dalla PA1 alle moderne PA30) e monoposto da montagna come la FA30, capaci di dominare nelle cronoscalate italiane ed europee.
Ancora oggi le Osella sono protagoniste del CIVM e di molte gare internazionali, pilotate da specialisti che continuano a portare in alto il nome creato da Enzo.
Dove sono oggi le macchine Osella
- In pista e in montagna: decine di prototipi PA e FA corrono nei campionati moderni, assistiti dalla sede di Verolengo.
- Nelle collezioni: monoposto di Formula 1 e prototipi storici sono custoditi in musei e collezioni private.
- Nei raduni storici: le Osella d’epoca partecipano a eventi e rievocazioni, testimoniando un patrimonio unico di ingegno artigiano.
L’azienda, ora Osella Engineering, continua a produrre e aggiornare vetture, collaborando anche con aziende specializzate in materiali compositi come ARS TECH.
Il mito (e la leggenda) di “Osella America”
Molti appassionati ricordano o citano un presunto progetto “Osella America”, ma dalle fonti ufficiali non risulta alcuna divisione o vettura con quel nome. È probabile si tratti di un’idea mai concretizzata o di una denominazione nata informalmente tra i tifosi, forse per tentativi di esportazione o adattamenti ai campionati statunitensi. Una leggenda che aggiunge fascino a un marchio che ha saputo far sognare ben oltre i confini italiani.
L’eredità di un artigiano
Enzo Osella ha incarnato l’essenza del motorsport indipendente: passione, sacrificio e ingegno. La sua firma è sulle monoposto di Formula 1, sui prototipi da endurance, sulle vetture da salita che ancora oggi dominano le classifiche.
Con la sua scomparsa, l’Italia perde non solo un costruttore, ma un simbolo di quell’epoca in cui l’entusiasmo e la competenza potevano aprire le porte persino al palcoscenico più ambito: la Formula 1.
