Alonso: Abbiamo tutti i pezzi per la sfida 2026. Ora bisogna assemblarli e vincere

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 24 Settembre 2025

Fernando Alonso parla piano ma guarda lontano: nell’intervista smonta il mito del giocatore di scacchi, abbraccia la metafora della scacchiera e spiega perché, secondo lui, l’Aston Martin Aramco ha oggi tutti gli elementi per competere nella nuova era di Formula 1. Tuttavia la differenza, avverte, la farà l’esecuzione: il progetto è completo, la domanda è “quando” arriveranno i risultati concreti.

La metafora degli scacchi (ma lui non gioca)

La foto di partenza — una scacchiera usata come metafora — potrebbe ingannare: Alonso ammette di non saperci giocare. «Non gioco a scacchi», confessa sorridendo, raccontando che l’unica preparazione per la chiacchierata è stata una mezz’ora su YouTube e un ricordo d’infanzia. Eppure la metafora cala perfettamente sulla situazione del team: la scacchiera è l’AMR Technology Campus, la regia è di uomini come Adrian Newey — «la regina» del disegno, capace di cambiare le sorti con una mossa — e figure come Andy Cowell e Enrico Cardile sono i «vescovi», operatori strategici a lungo raggio. Honda e Aramco fungono da «torri», spingendo la squadra con power unit e carburanti sostenibili.

«Aston Martin Aramco fighting for and winning the World Championship is more or less guaranteed in the future», dice Alonso, ma sottolinea subito la nota di prudenza: «l’unica cosa è quando. Tutto richiede tempo per incollare i pezzi insieme». Per conquistare il titolo, aggiunge, serviranno anche fattori esterni: un po’ di fortuna e che i risultati degli avversari siano favorevoli.

Newey: «ci costringe a usare il cervello»

Parlando di Adrian Newey, Alonso non lesina elogi: «È un incredibile, il miglior progettista nella storia del nostro sport». Ma la sua ammirazione non è passiva: lavorare con Newey significa anche cercare di capire il perché delle sue scelte, anche quando una risposta apparentemente semplice nasconde motivazioni profonde. «Ci sono momenti in cui, per capirlo, devi usare tutta la capacità cerebrale — anche se lui userà solo il cinque per cento», racconta Alonso con un riso che stempera il rispetto assoluto.

Gli incontri con Newey, racconta, sono finora informali e focalizzati sulle regole generali. Newey è concentrato sul suo lavoro, «sempre nella sua stanza al tavolo da disegno», e i dettagli verranno fuori quando la macchina sarà in una fase più avanzata di sviluppo.

Il 2026 come opportunità

Per Alonso il 2026 è parola chiave: «Opportunity». Le regole nuove, spiega, azzerano in parte gli equilibri e offrono una finestra per recuperare terreno che con le regole attuali sarebbe troppo dispendioso colmare durante il 2025. Il pilota spiega che, dal punto di vista dell’evoluzione, i primi mesi della prossima stagione saranno cruciali: «L’evoluzione sarà enorme nei primi mesi, quando scoprirai tutte le aree che portano prestazione».

Dal simulatore alla pista: il ruolo del pilota nello sviluppo

Alonso racconta il lavoro svolto finora con il simulatore — «abbiamo guidato un po’ la nuova macchina al simulatore» — ma sottolinea il limite: «Nessun simulatore può essere al 100% realistico». Il vero banco di prova arriverà a gennaio, quando i piloti saliranno sulla vettura per la prima volta e comprenderanno come la nuova generazione si comporterà in curva, in frenata, nelle fasi ad alta e bassa velocità.

Il pilota evidenzia l’importanza del feedback umano: «Tutto quello di cui il team parla è radicato nei dati, ma quando salti in macchina hai solo sensazioni. Come piloti possiamo percepire cose che i grafici non mostrano e dobbiamo essere parte del ciclo di sviluppo». Lance Stroll è citato come compagno di squadra nelle discussioni: «Io e Lance possiamo sentire aspetti che non si vedono nei dati».

Aspetti tecnici sul tavolo

Alonso si mostra curioso per i tratti salienti delle nuove vetture: saranno più piccole, più leggere, con più potenza elettrica e meno deportanza. Tra gli aspetti che lo intrigano c’è la gestione dell’energia «intorno al giro» — la distribuzione dell’energia sarà diversa e darà sfide nuove, con comportamenti che varieranno da circuito a circuito (Monaco, Spa, piste in quota).

Nuovi strumenti di guida entrano nel vocabolario: modalità high-downforce e low-drag, e una «manual override boost button» per un surplus di potenza sui rettilinei. Alonso non si nasconde: «È un’opportunità per pensare in modo diverso dagli altri. Quando si lotta, puoi provare soluzioni fuori dagli schemi e usare questi strumenti a tuo vantaggio».

Preparazione fisica e mentale in un calendario più lungo

Il 2026 porterà, oltre alle novità regolamentari, un calendario e una sessione invernale intensi: Alonso ricorda che l’inverno sarà cortissimo — «solo dalla metà di dicembre alla prima settimana di gennaio» — perché ci saranno più test pre-stagionali e una stagione più lunga (il riferimento alla «[record-equalling 24] races» figura nella conversazione). Di conseguenza la preparazione sarà più mentale che tecnica: «Dovremo essere pronti a cominciare da gennaio senza la solita pausa lunga».

Il bilancio personale e il futuro

Sulla sua carriera Alonso è netto eppure misurato: «Non devo più correre per me, sono qui per aiutare Aston Martin a diventare campione del mondo», dice. Eppure il futuro personale rimane sul tavolo delle scelte: ha ammesso di averci pensato e riconosce che se il progetto dovesse andare bene — se la squadra sarà competitiva e i risultati arriveranno — «c’è più possibilità che mi fermi». Se invece non dovessero esserci segnali positivi, la prospettiva di smettere sarebbe più difficile da accettare: «Se non siamo competitivi sarà molto difficile mollare senza riprovarci».

Conclusione

Alonso consegna un ritratto pragmatico: Aston Martin Aramco ha secondo lui infrastruttura, persone e partner (Newey, Cowell, Cardile, Honda, Aramco, l’AMR Technology Campus) per essere contendibile nella nuova era. Ma il racconto è anche una lezione di realismo sportivo: possedere i «pezzi» non è sufficiente — la tempistica, l’esecuzione e qualche elemento esterno (fortuna e risultati avversari) saranno determinanti. Per Fernando il 2026 è l’occasione che aspetta da tempo: lui è pronto a provarci fino in fondo, e solo i risultati decideranno se quella sarà la sua ultima mossa o l’inizio di un altro capitolo.