L’Italia del tennis scrive un’altra pagina storica e lo fa davanti al proprio pubblico, a Bologna, completando una straordinaria tripletta in Coppa Davis. Terzo titolo consecutivo per gli azzurri, dopo le vittorie di Malaga 2023 e 2024, in una finale dominata contro la Spagna con un secco 2-0. Un risultato che porta l’Italia a essere la prima nazione, nell’era post-Challenge Round iniziata nel 1972, a vincere tre Davis di fila.
Il punto decisivo porta ancora una volta la firma di Flavio Cobolli, protagonista assoluto di questa cavalcata: già decisivo nei quarti e in semifinale, il romano ha completato l’opera in finale superando Jaume Munar al termine di una battaglia straordinaria: 1-6 7-6(5) 7-5 il punteggio, maturato davanti a 10.000 spettatori in delirio alla SuperTennis Arena.
Prima di lui, era stato Matteo Berrettini a mettere l’Italia in vantaggio, battendo Pablo Carreno Busta per 6-3 6-4 con una prestazione solida, autoritaria e pressoché perfetta nei momenti chiave. Break decisivo nel primo set sul 4-3, sfruttando tre errori dello spagnolo, e uno strappo altrettanto pesante nel secondo parziale sul 4-4. Il match si è chiuso con Berrettini al servizio senza concedere nulla, in mezzo alle proteste della panchina spagnola per disturbi del pubblico, che hanno portato anche a un warning per comportamento antisportivo.
Ma se Berrettini ha aperto la strada, è stata la rimonta di Cobolli a trasformare la finale in un racconto da consegnare alla storia.
Munar aveva iniziato con un’aggressività feroce: 4-0 immediato, servizio di Cobolli messo sistematicamente sotto pressione, cinque palle break salvate, e parziale chiuso con autorità per 6-1. L’inizio del secondo set sembrava confermare l’inerzia, con un altro break in apertura e un Cobolli visibilmente in difficoltà.
Poi la scossa: un recupero difensivo spettacolare, una palla alta sbagliata dallo spagnolo e il break della rinascita. Cobolli tiene il servizio, ritrova energia, gestisce la pressione, mentre Munar alterna grande tennis a momenti nervosi con il pubblico. Il set diventa una battaglia nervosa: quattro set point annullati da Munar, scambi durissimi, fino al tie-break. In quel momento Cobolli cambia faccia: prende un mini-break, domina lo scambio corto, annulla altri due tentativi dello spagnolo e chiude al settimo set point con un diritto devastante. 1-1, partita riaperta.
Nel terzo set l’equilibrio regna fino al 5-5, senza palle break da una parte e dall’altra. Poi, sulle urla di “ITALIA” che rimbombano nell’arena, Cobolli si procura due occasioni: Munar annulla la prima con un serve & volley straordinario, ma sulla seconda cede ancora sotto i colpi del diritto dell’azzurro. Il break è quello decisivo. Al servizio per il match, Cobolli viene letteralmente sospinto dal pubblico e chiude il cerchio.
Bologna esplode. Berrettini è il primo a scavalcare le transenne per abbracciarlo, poi il resto della squadra guidata da Filippo Volandri. Un gruppo che ha dimostrato profondità e solidità, riuscendo nell’impresa pur senza Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, entrambi top 10, assenti questa settimana.
Con questo trionfo, l’Italia diventa anche la prima nazione non tradizionalmente dominante negli Slam a vincere Davis Cup e Billie Jean King Cup nella stessa stagione per più volte, un traguardo finora riuscito solo a Stati Uniti e Australia.
È l’ennesima dimostrazione di un movimento che non si regge su un solo nome, ma su un gruppo vero. E Bologna, per la prima volta, è diventata il teatro della consacrazione.
