L’Italia è di nuovo in finale di Coppa Davis, per il terzo anno consecutivo, al termine di una semifinale che a Bologna ha unito tennis ad altissima intensità, resistenza mentale e un livello emotivo raramente visto. A sigillarla è stato Flavio Cobolli, protagonista di un incontro che ha superato i confini del normale agonismo: sette match point annullati, 32 punti nel tie-break decisivo e oltre tre ore di battaglia contro Zizou Bergs.
Il risultato finale – 6-3 6-7(5) 7-6(15) – racconta solo in parte la complessità tecnica del match. Cobolli ha costruito il primo set con ordine, lavorando sul ritmo e limitando gli errori nei momenti chiave, sfruttando l’unico break per portarlo a casa. Ma il livello è salito vertiginosamente dal secondo parziale, dove il servizio ha dominato e ogni punto è diventato un esercizio di precisione mentale prima ancora che tennistica.
Nel tie-break del secondo set, Bergs ha alzato il peso dei suoi colpi, trovando profondità soprattutto con il diritto e togliendo tempo all’italiano, riuscendo a portare la partita al terzo set. Da lì in avanti è stato un confronto sull’equilibrio: il belga ha preso spesso in mano gli scambi, spingendo in risposta e costringendo Cobolli sulla difensiva.
Il dato chiave è arrivato nel terzo set: Bergs ha generato le prime vere palle break del match e ha messo costantemente pressione nei turni di servizio di Cobolli. Ma ogni volta che il break sembrava possibile, l’azzurro ha risposto con personalità, alternando ace, variazioni di ritmo e grande solidità nei momenti di massimo stress.
Il game del 4-4 è stato uno spartiacque: Cobolli salva una palla break con un ace e, subito dopo, esplode con il pubblico, caricandosi e caricando la SuperTennis Arena. Da lì la partita entra definitivamente in zona epica. Bergs è costretto a servire per restare nel match, Cobolli ottiene due match point, entrambi annullati con il servizio dal belga. Si arriva inevitabilmente al tie-break.
Quello final set tie-break non è stato solo lungo: è stato tecnicamente estremo. Trenta due punti giocati in condizioni di pressione assoluta, con entrambi i giocatori costretti a trovare soluzioni in corsa. Bergs fallisce i primi match point con due errori di diritto. Cobolli risponde con una difesa straordinaria sul rovescio sul 6-7 e con uno smash coraggioso che tiene viva la partita. Sul settimo match point del belga arriva il momento decisivo: Bergs tenta il drop shot, Cobolli lo legge, corre e chiude con un vincente, dimostrando lucidità in un istante in cui le gambe e la testa potevano cedere.
Alla fine, sul suo ottavo match point, Cobolli trova il servizio giusto e chiude, lasciando esplodere un’arena che ha accompagnato ogni scambio con quasi 10.500 persone. Si toglie la maglia, crolla emotivamente e racconta tutto con parole semplici:
“Ho vinto perché ho creduto in me stesso per tre ore”.
Una frase che spiega bene la dimensione mentale di questa partita.
Accanto a lui, Filippo Volandri ha vissuto ogni scambio come un test fisico. Le sue parole fotografano l’essenza della Coppa Davis:
“Questa partita la puoi vedere solo in Davis Cup. Due giocatori che lottano per il loro Paese. Il pubblico ci ha spinto oltre il limite”.
Prima del capolavoro firmato Cobolli, Matteo Berrettini aveva portato il primo punto all’Italia con un successo tecnico e autoritario su Raphael Collignon: 6-3 6-4. Il romano ha costruito la sua vittoria con percentuali alte al servizio e un dominio costante con il diritto, soprattutto nella prima parte del match. Dopo un primo set gestito in controllo, Berrettini ha visto Collignon crescere, recuperare un break, ma ha risposto con una fase di gioco di alto livello tecnico: topspin liftato in recupero per aprire il campo e chiusura di volo per riconquistare il vantaggio.
Collignon ha ammesso di aver sofferto il peso emotivo dell’ambiente:
“Non riuscivo a giocare il mio tennis. Lo stadio pieno di tifosi italiani per lui era impressionante”.
Berrettini, dal canto suo, ha analizzato la sua prestazione con lucidità:
“Ho giocato bene. Forse avrei potuto chiuderla prima, ma lui ha alzato il livello. Fa parte del tennis”.
Ora l’Italia si prepara alla finale, con la possibilità di scrivere una pagina storica: vincere tre Coppe Davis consecutive dopo l’abolizione del Challenge Round nel 1971 e, soprattutto, farlo davanti al proprio pubblico, dopo i titoli ottenuti nel 1976, 2023 e 2024 lontano dall’Italia.
Quella di Bologna non è stata solo una vittoria. È stata una prova di identità tecnica, mentale ed emotiva.
