Alla Dakar 2026, per i fratelli Totani l’ottava tappa ha confermato una regola non scritta ma fin troppo nota nei rally raid: dopo una giornata positiva, spesso ne arriva una decisamente più complicata. È stato così anche per l’equipaggio aquilano, protagonista di una speciale senza problemi gravi, ma segnata da una serie di episodi minori che, sommati, hanno reso il cammino particolarmente faticoso.
A raccontare l’andamento della tappa è Tito Totani, che al traguardo non nasconde una certa tensione: una speciale definita “bruttissima” e molto dura, nella quale tutto è filato più o meno per il verso giusto, ma con almeno tre errori che hanno inciso sul risultato finale. Il primo episodio arriva già nella fase iniziale sulle dune, quando, per evitare un’altra vettura, il buggy resta appoggiato con la pancia sulla cresta di una duna. Una manovra obbligata per evitare un contatto che avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie.
Da lì in avanti la giornata continua in salita. Poco dopo, l’equipaggio finisce lungo in una zona insidiosa, caratterizzata da fesh fesh, vegetazione e spazi di manovra ridottissimi all’interno di un oued. Impossibilitati a fare retromarcia, i Totani sono costretti a utilizzare le piastre per liberarsi, perdendo altro tempo prezioso.
È in questi momenti che subentra il nervosismo, e con esso nuovi errori. Sempre Tito spiega come, in quella fase, sia stato perso un waypoint, il primo di tutto il rally. La segnalazione arriva solo più avanti, quando erano già stati marcati altri punti. Tornare indietro non era possibile, né consentito dal regolamento, e la scelta è stata quella di accettare la penalità: 15 minuti, un prezzo non leggero ma limitato rispetto ad altre situazioni possibili, considerando il valore specifico attribuito a ciascun waypoint.
La giornata però non è ancora finita. Proseguendo, l’equipaggio commette un ulteriore errore di interpretazione di una nota: corretta in origine, ma ritenuta sbagliata in un momento di confusione, con conseguente perdita di altri minuti nel tentativo di correggere qualcosa che in realtà non richiedeva interventi.
Dal punto di vista tecnico, MonnaLisa ha comunque risposto bene, anche se non sono mancati segnali di allarme: alcune spie accese e il malfunzionamento del sistema di avviso del limitatore di velocità. Dettagli che renderanno la serata dei meccanici tutt’altro che tranquilla, chiamati a rimettere tutto in ordine in vista delle prossime tappe. Per l’equipaggio, invece, oltre a smaltire insoddisfazione e nervosismo, la priorità è stata una doccia rigenerante dopo una giornata resa ancora più dura dalla polvere, definita una vera tortura.
Per completezza di cronaca, l’ottava tappa si chiude con un 98° posto finale e 16’40” di penalità complessiva, di cui 15 minuti legati al waypoint perso.
Lo sguardo ora è già rivolto alla nona tappa, che segnerà l’inizio della seconda marathon di questa Dakar 2026. Niente assistenza esterna, dunque, e proprio per questo il lavoro svolto dai meccanici al bivacco assume un valore fondamentale. In programma ci sono 532 chilometri complessivi, di cui 410 di settore selettivo, con percorso differenziato per auto e moto. Si partirà con 119 chilometri di trasferimento prima di entrare nella prova speciale, al termine della quale, con appena tre chilometri, si raggiungerà il bivacco refuge: notte in tenda, sacco a pelo e razioni fornite dall’organizzazione, nel pieno spirito marathon.
