Al termine della Dakar Rally 2026, Rebecca Busi ha affidato alle sue parole il racconto più autentico di un’edizione durissima, vissuta come una lunga prova di resistenza fisica ed emotiva. Un percorso “sudato dal primo stage fino all’ultimo”, come lei stessa lo definisce, culminato con il traguardo finalmente tagliato dopo giorni in cui la fine sembrava spesso più lontana che vicina.
La Rebecca non nasconde come la Dakar affrontata non fosse quella immaginata alla vigilia. I momenti di difficoltà hanno superato quelli di apparente controllo, e più volte l’obiettivo finale è sembrato irraggiungibile. In questo contesto, la determinazione condivisa con il navigatore Sergio è stata decisiva: stringere i denti, andare avanti e non mollare, anche quando le energie sembravano esaurite.
Grande spazio, nel suo commento, è dedicato al lavoro quotidiano del team. Meccanici, ingegneri, chef, medico e fisioterapista vengono citati come parte integrante dell’impresa, protagonisti silenziosi di serate interminabili passate a rimettere in piedi non solo la vettura, ma anche l’equipaggio. Un ringraziamento diretto va all’intera squadra X-raid, che ha continuato a credere nel progetto e nelle persone, anche nei momenti più complessi.
Busi sottolinea anche l’importanza del supporto umano ricevuto lungo il percorso: chi l’ha aiutata a ritrovare il morale quando calava, chi ha inviato messaggi di incoraggiamento mai dati per scontati e trasformati in forza supplementare per affrontare le tappe successive. Un sostegno che, parola dopo parola, emerge come fondamentale quanto quello tecnico.
Il ringraziamento più intenso, però, è riservato alla famiglia, compresa quella cilena, e a “Nachito”, presenza costante anche nei rientri notturni più duri, quando le forze sembravano non bastare nemmeno per arrivare alla fine della giornata. È da lì che, secondo Busi, è arrivata l’energia decisiva per completare la Dakar.
Il messaggio finale è una dichiarazione di identità e orgoglio: l’Italia, per Rebecca Busi, merita la gloria conquistata passo dopo passo nel deserto, perché in questa gara – e in questo spirito – non si molla mai. Un’affermazione che sintetizza perfettamente il senso della sua Dakar 2026: sofferta, condivisa e portata fino in fondo.
