La Dakar entra nel cuore dell’Arabia Saudita e la sesta tappa, con arrivo nell’area di Riyadh, ha raccontato una giornata molto diversa da quella che tutti si aspettavano. Doveva essere una speciale durissima, anche considerando la finestra imposta per raggiungere il bivacco entro le 18 del giorno successivo. Invece, i 326 chilometri cronometrati – con una neutralizzazione centrale di circa 50 km – si sono trasformati in una lunga danza tra cordoni di dune, più tecnica che estrema.
A firmare il miglior tempo è stato lo specialista della sabbia Nasser Al-Attiyah, che con un tempo di 3h38’28” ha dimostrato ancora una volta come la gestione del ritmo sulle dune faccia la differenza, anche quando la tappa sembra “più leggera” solo sulla carta.
La rimonta dei Totani
Partiti dalla 151ª posizione assoluta, i fratelli Totani hanno chiuso la speciale all’81° posto. Un risultato che diventa ancora più significativo se letto nel dettaglio: 48ª posizione considerando solo le vetture Ultimate e addirittura quarta tra le due ruote motrici, attualmente undici in classifica. Numeri che raccontano una giornata finalmente lineare, senza intoppi e con tanta esperienza messa in cascina.
A parlare è Tito Totani, mentre il lungo trasferimento finale – oltre 500 chilometri verso Riyadh – scorre sotto le ruote:
“Oggi è andato tutto benissimo, finalmente. Siamo partiti molto indietro e per la prima volta ci siamo trovati a fare gli ultimi chilometri al buio. La speciale era tutta di dune, tra un cordone e l’altro, e la Monnalisa si è comportata davvero bene.”
Prime vere dune e test superato
Per l’equipaggio, quella di oggi è stata la prima vera prova su dune in gara. L’obiettivo non era forzare, ma capire il mezzo e imparare a leggerne le reazioni:
“Era importante non esagerare e conoscere meglio l’Optimus. Siamo tornati indietro solo in un paio di salite per prendere la rincorsa giusta, ma per il resto non abbiamo sbagliato nulla. Volevamo testare tutto in speciale, senza rischi inutili.”
L’episodio di Hail e i complimenti del team
Impossibile non tornare sull’arrivo al bivacco di Hail del giorno precedente, con la famosa barra rigida montata al posto dell’ammortizzatore. Una soluzione di emergenza che ha colpito anche il team:
“Antoine e Joan Morel di MD Rallye ci hanno fatto i complimenti: ce la siamo cavata da soli, senza aspettare il camion assistenza, e abbiamo applicato l’unica soluzione possibile.”
La soddisfazione del team francese è legata anche all’obiettivo principale: portare tutti i buggy al traguardo di Yanbu il 17 gennaio. Dopo sei tappe, con 24 ore di gara per i primi e 32 per i Totani, l’equipaggio occupa la 93ª posizione assoluta in una classifica che raccoglie tutte le categorie. Ma con ancora una settimana di gara davanti, i conti sono tutt’altro che chiusi.
Rest day, chiavi inglesi e fornelli
La tappa di riposo sarà tutt’altro che inattiva. Da questa sera le vetture verranno completamente smontate, controllate e, se necessario, aggiornate. L’obiettivo è ripartire domenica con un buggy praticamente nuovo, pronto ad affrontare oltre 2.400 chilometri di prove speciali ancora da disputare.
E se la meccanica lavorerà senza sosta, ci sarà spazio anche per un po’ di normalità: da qualche anno, nel giorno di riposo, i protagonisti diventano i fornelli. Tra i piloti appassionati di cucina, non è escluso che Silvio Totani possa tirare fuori qualche piatto della tradizione abruzzese, giusto per ricaricare energie e morale prima dell’ultima, lunga settimana di Dakar.
