Vai allo Speciale: Dakar

Dakar 2026, settima tappa: i Totani tra polvere, traffico e una MonnaLisa in grande forma

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 11 Gennaio 2026

La settima tappa della Dakar 2026 ha messo tutti di fronte a uno dei classici giorni “da Dakar vera”: 877 chilometri complessivi, ritmi elevati e condizioni capaci di trasformare ogni scelta in un potenziale bivio. Per Silvio e Tito Totani la giornata è iniziata dalla 89ª posizione in griglia, con partenza alle 7:51, ben distante dall’orario del battistrada, Nasser Al-Attiyah, scattato alle 6:10.

Il vero problema, però, non è stato tanto l’ordine di partenza quanto ciò che si sono trovati davanti. Nel corso della speciale, i due aquilani hanno dovuto convivere con almeno una ventina di SSV e una decina di camion, un traffico che ha complicato ogni tentativo di mantenere il ritmo ideale. Tito Totani, nel ruolo di copilota, ha spiegato con chiarezza le difficoltà di questa situazione: il sistema Sentinel permette di segnalare la propria presenza e richiedere il sorpasso, ma nella realtà servono minuti interi per avvicinarsi abbastanza, anche viaggiando a 160-170 km/h contro i 130 dei mezzi più lenti. Il tutto immersi nella polvere, con visibilità ridotta al minimo e, nei tratti pietrosi, con i sassi proiettati dalle ruote dei veicoli che precedono.

A rendere il quadro ancora più complesso c’è la partenza a intervalli di trenta secondi. Come ha sottolineato Silvio Totani, questo significa ritrovarsi nella polvere dell’equipaggio davanti già dopo pochi chilometri, senza poter dimenticare chi arriva da dietro e vive la stessa identica situazione. Una condizione di stress costante, che accompagna gran parte della speciale quando si parte così indietro.

Nonostante tutto, la prova è filata via in modo positivo. La speciale ha offerto un mix di fondi – piste dure, tratti sabbiosi e qualche chilometro di dune – e la “MonnaLisa”, il buggy due ruote motrici T1.2 dei Totani, ha risposto nel migliore dei modi. Dopo la lunga revisione del giorno precedente, il mezzo si è presentato praticamente come nuovo, mostrando un potenziale che il team attendeva.

Il risultato finale parla di una 66ª posizione assoluta, con un ritardo di circa cinquanta minuti dal primo, a cui si aggiunge una penalità di un minuto e trenta. Nel bilancio della giornata pesa una foratura a una ventina di chilometri dal traguardo, che ha fatto perdere qualche minuto, e un piccolo errore di navigazione prontamente recuperato senza conseguenze sul cronometro. Nella classifica “ripulita” da camion e SSV, i Totani chiudono 44esimi, mentre tra i due ruote motrici T1.2 occupano un solido quarto posto.

La soddisfazione per la speciale si è trasformata, a fine giornata, in un momento di convivialità al bivacco, con una pastasciutta preparata da Silvio per tutta la compagnia. Ma il pensiero era già rivolto all’ottava tappa: un anello con partenza e arrivo a Wadi Ad Dawasir, 721 chilometri totali, con 120 di trasferimento iniziale e una speciale di 483 chilometri, identica per moto e auto, seguita da un ultimo trasferimento di 118 chilometri. Un dettaglio non secondario è che le assistenze, non dovendo spostarsi, potranno finalmente tirare il fiato.

La prima vettura scatterà alle 7:15 ed è quella di Mattias Ekström, primo pilota di questa edizione a riuscire a vincere due tappe. Un risultato che chiude una curiosa sequenza: fino a oggi, ogni tappa aveva avuto un vincitore diverso. In precedenza si era pensato che Mitch Guthrie avesse centrato la doppietta nella quinta tappa, ma la sospensione della penalità inflitta a Nani Roma aveva poi restituito il successo al catalano.

La settima tappa ha riservato colpi di scena anche nelle posizioni di vertice, con Al-Attiyah solo undicesimo e Henk Lategan tredicesimo dopo aver guidato a lungo la speciale. In classifica generale il qatariota resta al comando, ma alle sue spalle la lotta si è fatta sempre più serrata. E con tappe come questa, la Dakar 2026 continua a confermare che nulla è mai davvero scritto fino all’ultimo chilometro.