Lo Stage 3 della Dakar Rally 2026 ha imposto un cambio di mentalità netto: non era il giorno per cercare il limite, ma per difendersi. Le interviste a fine tappa di Nasser Al-Attiyah, Mattias Ekstrom e Sebastien Loeb restituiscono l’immagine di una speciale severa, dove la strategia è stata dettata dalle condizioni del terreno più che dalle ambizioni di classifica.
Al-Attiyah: prudenza obbligata
Per Al-Attiyah la tappa è stata “molto difficile” sin dall’inizio. Due forature hanno condizionato l’andamento della giornata, spingendo l’equipaggio a ridurre il ritmo negli ultimi 100 chilometri con un obiettivo chiaro: arrivare al traguardo senza ulteriori danni. Il qatariota sottolinea come non si sia trattato di una speciale particolarmente sabbiosa, ma piuttosto di una giornata anomala e insidiosa, simile a quella precedente.
Il bilancio resta comunque positivo: il tempo perso è stato limitato e lo sguardo è già rivolto alla tappa successiva, che potrebbe offrire condizioni migliori. Per lui la Dakar è ancora lontana dal suo vero inizio: la corsa è lunga e richiede pazienza.
Ekstrom: tra polvere e traffico
Ekström descrive una giornata segnata da rocce e da una polvere costante, con lunghi tratti trascorsi dietro altre vetture. In queste condizioni diventa difficile valutare il proprio passo, mentre intorno si moltiplicano i problemi per gli altri equipaggi, in particolare le forature.
Dopo le difficoltà del giorno precedente, lo svedese può però archiviare uno Stage 3 senza danni: nessuna foratura e una speciale portata a termine senza intoppi, eccezion fatta per la visibilità ridotta. Un risultato che conferma un approccio misurato, fatto di concentrazione e gestione, più che di attacchi a tutti i costi.
Loeb: una tappa al limite
Il racconto più duro è quello di Loeb. Il francese parla apertamente di una speciale non adatta alle vetture, che ha costretto a guidare ben al di sotto del potenziale per evitare le forature. Nonostante l’attenzione, due pneumatici sono comunque andati persi dopo circa 100 chilometri.
Da lì in avanti la tappa si è trasformata in una prova di resistenza: senza assistenza, con ruote danneggiate e l’obbligo di completare l’intera speciale. Loeb osserva come molti equipaggi siano arrivati al traguardo in condizioni simili, segno di una selezione durissima. In questo contesto, la soddisfazione principale è semplicemente esserci riusciti, arrivando in fondo a una delle giornate più complicate dell’edizione.
Gestione prima della velocità
Lo Stage 3 della Dakar 2026 ha ribadito una verità fondamentale del rally-raid: non tutte le tappe si vincono spingendo. In una giornata dominata da pietre, polvere e forature, Al-Attiyah, Ekström e Loeb hanno scelto — o sono stati costretti — a privilegiare la sopravvivenza. Una scelta che, alla distanza, può fare la differenza in una Dakar che è ancora tutta da scrivere.
