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Dakar 2026, Tappa 6 verso Riyadh: sabbia totale, bonus e colpi di scena “virtuali” a metà speciale

219 LOEB Sebastien (fra), BOULANGER Edouard (fra), Loeb, The Dacia Sandriders, Dacia, Ultimate, BF Goodrich, FIA W2RC, 209 GOCZAL Michal (pol), ORTEGA Diego (esp), Energylandia Rally Team, Toyota, Ultimate, FIA W2RC, action during the Stage 5 of the Dakar 2026, on January 8, 2026 between Bivouac Refuge and Ha•l, Saudi Arabia

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 9 Gennaio 2026

La Dakar 2026 entra nella sua sesta tappa con una parola d’ordine chiarissima: sabbia. La giornata da Ha’il a Riyadh è la più lunga di questo passaggio di rally: 920 km totali, con 331 km di speciale cronometrata interamente su dune e piste morbide. Prima ancora di parlare di tempi, basta questo per capire il tipo di prova: resistenza, gestione e una navigazione che non perdona.

Rally GP (moto): Sanders davanti, ma l’ombra della penalità resta sul bivacco

Sul fronte moto, il quadro si è acceso subito. Luciano Benavides è partito per primo, con l’onere di aprire la strada in un tratto dove i riferimenti spariscono e la sabbia “cancella” tutto in pochi minuti. Qui entra in gioco un elemento chiave di giornata: il sistema dei bonus, assegnati a chi apre (e al gruppo vicino entro 15 secondi), con un valore di 1 secondo per chilometro su quasi tutta la speciale; per la tappa 6, gli apritori possono arrivare fino a 4’11’’ di bonus.

In questo contesto, Daniel Sanders ha impostato una progressione impressionante: prima riferimento cronometrico, poi controllo della situazione e gestione dei distacchi, con la sensazione che la sua giornata stia anche “parlando” alla classifica generale. Ma il vero gancio narrativo è un altro: Sanders, arrivato al traguardo della tappa precedente, ha spiegato di temere una penalità per eccesso di velocità in una zona limitata a 50 km/h. Se quella sanzione dovesse essere confermata, l’effetto sarebbe pesante: potrebbe cambiare vincitore di tappa e soprattutto ridurre il suo margine in classifica.

Alle sue spalle, nel gioco dei distacchi provvisori, restano in evidenza Ricky Brabec e Tosha Schareina, mentre dal mondo Rally 2 arrivano segnali fortissimi.

Rally 2: Docherty rientra e domina la classe, mentre Melot “comanda” tra gli Original

Tra i Rally 2, la storia del giorno è doppia.

Da una parte c’è Michael Docherty, rientrato dopo il ritiro della tappa 4 per ruota anteriore danneggiata: due giorni dopo, torna e mette tutti in fila, dominando la classe con margini significativi e firmando anche un risultato di rilievo in mezzo ai Rally GP (un piazzamento “alto” nell’assoluta moto, a conferma del passo).

Dall’altra c’è la sfida degli “inermi coraggiosi” dell’Original by Motul, la categoria senza assistenza. Qui Benjamin Melot continua a far valere il suo feeling con la sabbia: dopo 204 km era addirittura 19° assoluto tra le moto, primo tra gli Original, e la cronaca lo descrive chiaramente “nel suo elemento”. A livello di classifica di categoria, Melot rafforza la leadership, con Josep Pedro e Jérôme Martiny principali inseguitori.

Ultimate (auto): Al Attiyah forza il ritmo, Lategan risponde “in classifica”, Ford e Toyota nel mezzo

Nelle auto, la tappa è un gigantesco esercizio di pazienza: partenze distanziate, sabbia che cambia faccia ogni chilometro e una classifica che va letta sempre con il prefisso “provvisorio”.

A 162 km, Nasser Al Attiyah ha alzato l’asticella e ha iniziato a spostare l’inerzia della giornata; dopo 186 km aveva ampliato il margine sul diretto avversario di sezione. A 204 km, il quadro racconta un Al Attiyah ancora leader di speciale, con Seth Quintero all’inseguimento e soprattutto con un dato che vale oro: Al Attiyah risulta anche in vantaggio nella classifica generale virtuale su Henk Lategan, con distacchi ridotti e quindi delicatissimi. Tradotto: qui basta una scelta di linea sbagliata su una duna per cambiare tutto.

Nel frattempo, spunta un nome che fa rumore: Toby Price. Dopo essere stato 7° e 4° ai rilevamenti intermedi, a 204 km è risalito fino alla 3ª posizione provvisoria di tappa, segnalato “a suo agio nella sabbia” e addirittura più rapido di Al Attiyah in un settore. È un tassello che riapre discorsi e ambizioni, almeno sul piano della giornata.

E poi c’è il tema “aprire la strada”: Mitch Guthrie, partito per primo tra le FIA, paga da subito. A 204 km è indicato in 14ª posizione, con oltre 5 minuti di ritardo dal riferimento. In un giorno del genere, essere “l’uomo davanti” può essere un lavoro ingrato.

Sul lato “nomi pesanti”, la tappa porta anche Sébastien Loeb tra i protagonisti della cronaca live: inserito nei gruppi alti quando i tempi iniziano a stabilizzarsi, in una giornata dove ogni top driver cerca di non finire intrappolato nel caos delle dune.

SSV: Heger al comando, ma Lopez e de Soultrait restano attaccati

Nella classe SSV, dopo 162 km il copione è chiaro: Brock Heger mantiene il comando provvisorio con un margine contenuto, inseguito da “Chaleco” Lopez e da Xavier de Soultrait. Distacchi ridotti, e quindi pressione continua: qui la navigazione è quasi un duello di nervi.

Challenger: equilibrio totale e cambio al vertice “di categoria”

Nel Challenger, l’inizio racconta una classe compressa: distacchi di pochi secondi ai primi rilevamenti e una gerarchia che può cambiare a ogni waypoint. In parallelo, la classifica generale di categoria vede Pau Navarro presentarsi come nuovo leader, con margini che tengono aperta una lotta a più nomi per il podio finale.

Truck: Macik contro Van Den Brink, con Loprais e Zala sullo sfondo

Tra i camion, la Dakar vive un duello che sembra sempre più frontale: Martin Macik difende un vantaggio importante in classifica, con Mitchel Van Den Brink come riferimento più vicino. La tappa lunga e sabbiosa non lascia spazio a “giornate normali”: se davanti c’è un errore, dietro arriva l’onda. E nei parziali iniziali, Ales Loprais si avvicina, segnale che la battaglia di tappa può diventare serrata.