La Dakar 2026 entra nella sua sesta tappa con una parola d’ordine chiarissima: sabbia. La giornata da Ha’il a Riyadh è la più lunga di questo passaggio di rally: 920 km totali, con 331 km di speciale cronometrata interamente su dune e piste morbide. Prima ancora di parlare di tempi, basta questo per capire il tipo di prova: resistenza, gestione e una navigazione che non perdona.
Rally GP (moto): Sanders davanti, ma l’ombra della penalità resta sul bivacco
Sul fronte moto, il quadro si è acceso subito. Luciano Benavides è partito per primo, con l’onere di aprire la strada in un tratto dove i riferimenti spariscono e la sabbia “cancella” tutto in pochi minuti. Qui entra in gioco un elemento chiave di giornata: il sistema dei bonus, assegnati a chi apre (e al gruppo vicino entro 15 secondi), con un valore di 1 secondo per chilometro su quasi tutta la speciale; per la tappa 6, gli apritori possono arrivare fino a 4’11’’ di bonus.
In questo contesto, Daniel Sanders ha impostato una progressione impressionante: prima riferimento cronometrico, poi controllo della situazione e gestione dei distacchi, con la sensazione che la sua giornata stia anche “parlando” alla classifica generale. Ma il vero gancio narrativo è un altro: Sanders, arrivato al traguardo della tappa precedente, ha spiegato di temere una penalità per eccesso di velocità in una zona limitata a 50 km/h. Se quella sanzione dovesse essere confermata, l’effetto sarebbe pesante: potrebbe cambiare vincitore di tappa e soprattutto ridurre il suo margine in classifica.
Alle sue spalle, nel gioco dei distacchi provvisori, restano in evidenza Ricky Brabec e Tosha Schareina, mentre dal mondo Rally 2 arrivano segnali fortissimi.
Rally 2: Docherty rientra e domina la classe, mentre Melot “comanda” tra gli Original
Tra i Rally 2, la storia del giorno è doppia.
Da una parte c’è Michael Docherty, rientrato dopo il ritiro della tappa 4 per ruota anteriore danneggiata: due giorni dopo, torna e mette tutti in fila, dominando la classe con margini significativi e firmando anche un risultato di rilievo in mezzo ai Rally GP (un piazzamento “alto” nell’assoluta moto, a conferma del passo).
Dall’altra c’è la sfida degli “inermi coraggiosi” dell’Original by Motul, la categoria senza assistenza. Qui Benjamin Melot continua a far valere il suo feeling con la sabbia: dopo 204 km era addirittura 19° assoluto tra le moto, primo tra gli Original, e la cronaca lo descrive chiaramente “nel suo elemento”. A livello di classifica di categoria, Melot rafforza la leadership, con Josep Pedro e Jérôme Martiny principali inseguitori.
Ultimate (auto): Al Attiyah forza il ritmo, Lategan risponde “in classifica”, Ford e Toyota nel mezzo
Nelle auto, la tappa è un gigantesco esercizio di pazienza: partenze distanziate, sabbia che cambia faccia ogni chilometro e una classifica che va letta sempre con il prefisso “provvisorio”.
A 162 km, Nasser Al Attiyah ha alzato l’asticella e ha iniziato a spostare l’inerzia della giornata; dopo 186 km aveva ampliato il margine sul diretto avversario di sezione. A 204 km, il quadro racconta un Al Attiyah ancora leader di speciale, con Seth Quintero all’inseguimento e soprattutto con un dato che vale oro: Al Attiyah risulta anche in vantaggio nella classifica generale virtuale su Henk Lategan, con distacchi ridotti e quindi delicatissimi. Tradotto: qui basta una scelta di linea sbagliata su una duna per cambiare tutto.
Nel frattempo, spunta un nome che fa rumore: Toby Price. Dopo essere stato 7° e 4° ai rilevamenti intermedi, a 204 km è risalito fino alla 3ª posizione provvisoria di tappa, segnalato “a suo agio nella sabbia” e addirittura più rapido di Al Attiyah in un settore. È un tassello che riapre discorsi e ambizioni, almeno sul piano della giornata.
E poi c’è il tema “aprire la strada”: Mitch Guthrie, partito per primo tra le FIA, paga da subito. A 204 km è indicato in 14ª posizione, con oltre 5 minuti di ritardo dal riferimento. In un giorno del genere, essere “l’uomo davanti” può essere un lavoro ingrato.
Sul lato “nomi pesanti”, la tappa porta anche Sébastien Loeb tra i protagonisti della cronaca live: inserito nei gruppi alti quando i tempi iniziano a stabilizzarsi, in una giornata dove ogni top driver cerca di non finire intrappolato nel caos delle dune.
SSV: Heger al comando, ma Lopez e de Soultrait restano attaccati
Nella classe SSV, dopo 162 km il copione è chiaro: Brock Heger mantiene il comando provvisorio con un margine contenuto, inseguito da “Chaleco” Lopez e da Xavier de Soultrait. Distacchi ridotti, e quindi pressione continua: qui la navigazione è quasi un duello di nervi.
Challenger: equilibrio totale e cambio al vertice “di categoria”
Nel Challenger, l’inizio racconta una classe compressa: distacchi di pochi secondi ai primi rilevamenti e una gerarchia che può cambiare a ogni waypoint. In parallelo, la classifica generale di categoria vede Pau Navarro presentarsi come nuovo leader, con margini che tengono aperta una lotta a più nomi per il podio finale.
Truck: Macik contro Van Den Brink, con Loprais e Zala sullo sfondo
Tra i camion, la Dakar vive un duello che sembra sempre più frontale: Martin Macik difende un vantaggio importante in classifica, con Mitchel Van Den Brink come riferimento più vicino. La tappa lunga e sabbiosa non lascia spazio a “giornate normali”: se davanti c’è un errore, dietro arriva l’onda. E nei parziali iniziali, Ales Loprais si avvicina, segnale che la battaglia di tappa può diventare serrata.
