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Dakar Classic 2026: il cambio generazionale è servito

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 20 Dicembre 2025

La Dakar Classic si prepara a vivere un’edizione di svolta. La sesta edizione della categoria riservata ai veicoli storici segna infatti la fine di un’era e l’inizio di una nuova fase, fatta di ambizioni legittime, rivincite annunciate e storie che intrecciano passato e futuro del rally raid.

Il grande assente – almeno sulle piste della regolarità – sarà Carlos Santaollala, protagonista assoluto delle ultime due edizioni. Dopo aver lasciato un segno profondo nella sabbia saudita con la Toyota HDJ 80, il pilota spagnolo ha deciso per il 2026 di affrontare il “vero” Dakar, passando alla categoria SSV, mentre il suo navigatore affronterà l’avventura in Challenger. Un’uscita di scena pesante, maturata dopo 15 vittorie di tappa e due edizioni dominate, che apre inevitabilmente la corsa al titolo.

A raccogliere l’eredità sono pronti soprattutto gli equipaggi italiani del team Tecnosport. Lorenzo Traglio, al via con il numero 701, rappresenta la continuità di una storia familiare: erede della squadra fondata dal padre, è stato secondo alle spalle di Santaollala dal 2024. Accanto a lui, Paolo Bedeschi (#709), due volte terzo nelle ultime edizioni disputate, torna in gara dopo aver saltato il 2025 per preparare al meglio la sua terza partecipazione, affidandosi anche lui a una Toyota “80”. L’addio dello spagnolo rende le loro ambizioni più concrete che mai.

Ma la lotta per il vertice non sarà solo una questione italo-ispanica. Juan Morera, unico ex vincitore iscritto, torna con il numero 702 insieme alla moglie Lidia Ruba. Dopo il successo del 2023 con Toyota, la coppia ha scelto una strada diversa, costruendo una replica della Porsche 911 tipo 959. Sesti al debutto con questa vettura, erano stati costretti al ritiro nel 2025 per un problema tecnico. Il 2026 rappresenta quindi la terza occasione consecutiva di rivincita, rafforzata dalla presenza in gara, per la prima volta, del loro preparatore Jérémy Athimon con un camion di assistenza dedicato, per evitare il ripetersi degli imprevisti.

L’edizione 2026 vedrà al via 97 veicoli – 75 auto e 22 camion – per un totale di 211 concorrenti, tra cui 18 donne, in rappresentanza di 26 nazionalità. Numeri che confermano la crescita costante della Dakar Classic e la sua capacità di attrarre profili molto diversi tra loro.

Tra chi sogna di interrompere il dominio giapponese spicca anche il duo francese Gublin–Sousa (#728), deciso a riportare un Land Rover sul gradino più alto del podio. Dopo essere stati tra le rivelazioni della terza edizione e aver visto sfumare risultati importanti per problemi meccanici, hanno scelto di strutturarsi come team completamente autonomo. Bolides Racing Team schiera infatti un pick-up in gara, un camion di assistenza sul percorso e due camion nel bivacco, puntando a trasformare il potenziale mostrato in risultati concreti.

In questo scenario non va dimenticata la solidità di Mitsubishi, marchio storico della Dakar. Nel 2025 tre vetture sono entrate nella Top 10, tra cui il Pajero di Marco Leva e Alexia Giugni (#705), quinti lo scorso anno dopo il settimo posto del 2024. Per la coppia si tratta della quarta partecipazione consecutiva, all’insegna della continuità.

La Dakar Classic resta però anche una porta d’ingresso privilegiata per chi si affaccia per la prima volta al mondo del rally raid. È il caso dei fratelli Campos (#771), esordienti assoluti, che affronteranno la gara con una Renault R 18 restaurata con le proprie mani, completamente autonomi, tra attrezzi, ricambi, una tenda e l’incognita di arrivare “dopo mezz’ora, due giorni o magari fino al traguardo”.

Un approccio che richiama lo spirito pionieristico degli albori della Dakar e che trova un curioso parallelismo nella storia di Reynald Privé, iscritto con il camion di assistenza numero 909. Presente al via del primo Paris-Dakar del 1978 a soli 19 anni su una Range Rover, e con una quindicina di Dakar alle spalle, vivrà nel 2026 la sua prima Dakar Classic, chiudendo idealmente un cerchio lungo quasi mezzo secolo.

Punto di partenza per alcuni, trampolino di lancio per altri o vera e propria macchina del tempo per chi ha vissuto le origini del raid, la Dakar Classic 2026 promette ancora una volta di essere tutto fuorché “classica”. Un’edizione che segna il passaggio di testimone e che si preannuncia più aperta e combattuta che mai.