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Dakar Rally 2026, Stage 10 – Totani, una giornata di sabbia, fatica e carattere

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 14 Gennaio 2026

Avevano ragione tutti quelli che, alla vigilia, indicavano la marathon come il vero spartiacque della Dakar 2026. La decima tappa lo ha confermato senza appello, lasciando sul terreno energie, illusioni e parecchi minuti. A raccontarlo, con la voce segnata dalla fatica, è Tito Totani all’uscita di una speciale lunga e durissima: 420 chilometri che hanno messo alla prova corpo, testa e meccanica.

“Dicevano che era una tappa decisiva perché estenuante – spiega – e avevano ragione. È stata una prova al limite della resistenza fisica: dune e dunette senza soluzione di continuità, intervallate dal fesh fesh, un fondo che non ti permette mai di trovare e mantenere un ritmo costante”. Una giornata in cui anche la gestione mentale diventa fondamentale, soprattutto partendo indietro.

Silvio e Tito Totani avevano preso il via dalla 103ª posizione e nella prima parte della speciale non sono riusciti a recuperare terreno, anzi. Il motivo è stato uno di quelli tipicamente “dakariani”: un camion fermo in mezzo alle dune, con una ruota stallonata, ha creato un vero tappo. “Non si passava da nessuna parte – racconta Tito – e quando finalmente abbiamo trovato un varco, per evitare il copilota di Stéphane Peterhansel che era lì a guardare il camion come un turista qualsiasi e non ci ha visti arrivare, ci siamo insabbiati. Uscirne è stato complicato e abbiamo perso parecchio tempo”.

Da quel momento, però, qualcosa è cambiato. Forse il nervoso, forse il fatto di non aver più incontrato imprevisti, ma i fratelli aquilani hanno iniziato a spingere con maggiore continuità, recuperando posizioni fino a chiudere la speciale in 75ª posizione. Il ritardo al traguardo è stato di 1 ora e 18 minuti dal vincitore di giornata, il francese Matthieu Serradori, che ha completato l’intera distanza in 4h48’27”, aggiungendo il proprio nome all’elenco dei protagonisti di questa edizione.

Sul fronte della classifica generale, la tappa ha rimescolato le carte: in testa è tornato Nasser Al-Attiyah, con 12 minuti di margine sul secondo, mentre tra secondo e terzo la differenza è di appena 50 secondi. Un segnale chiaro di quanto questa Dakar resti apertissima.

La marathon, però, ha riacceso anche il dibattito sulle differenze tra equipaggi ufficiali e privati. “Già la prima parte ieri era stata molto difficile e tanti hanno sofferto per problemi meccanici – prosegue Tito – ma per i top team la tappa marathon, di fatto, è come una tappa normale. Al bivacco refuge, una volta arrivati i camion di assistenza veloce, i meccanici lavorano sulle vetture esattamente come in un bivacco con assistenza completa. La differenza tra ufficiali e privati ormai è troppo forte e innegabile”.

Dal punto di vista fisico, questa due giorni resta una delle più dure affrontate finora. Ma lo sguardo è già rivolto al finale. Alla conclusione della Dakar 2026 mancano tre tappe: domani la lunghissima Bisha–Al Henakiyah, 882 chilometri complessivi con una speciale da 346; dopodomani 720 chilometri con 311 cronometrati; infine, il 17 gennaio, l’anello attorno a Yanbu, 141 chilometri totali di cui 105 di settore selettivo. In totale, poco più di 700 chilometri di prove speciali separano ancora gli equipaggi dal traguardo finale.

Attualmente Silvio e Tito Totani occupano la 78ª posizione assoluta nella classifica generale che comprende tutte le categorie, la 42ª tra le sole vetture e la sesta nella classifica delle due ruote motrici. Numeri che raccontano una Dakar di resistenza e costanza, costruita giorno dopo giorno.

Domani si riparte verso nord-ovest per l’undicesima tappa, ancora una volta all’insegna delle grandi distanze: 882 chilometri totali, con un primo trasferimento di 328 km, una speciale da 346 e un secondo trasferimento di 208. Percorso identico per tutti, con la prima auto al via alle 6:05. La Dakar entra nella sua fase finale, e dopo la marathon, ogni chilometro conta ancora di più.