Dentro le nuove power unit di Formula 1, spiegate senza fumo negli occhi

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 14 Gennaio 2026

Dal 2026 la Formula 1 cambia pelle sotto il cofano. Dopo dodici anni di onorata carriera, le power unit ibride introdotte nel 2014 vanno in pensione lasciando spazio a una nuova generazione di motori pensata per tre obiettivi chiave: più lotta in pista, maggiore rilevanza stradale e sostenibilità reale. Numeri e sigle non mancano, ma il concetto di fondo è sorprendentemente lineare.


Quanti costruttori di power unit ci saranno dal 2026

La riforma ha centrato il bersaglio: cinque costruttori al via, con un mix di continuità e nuove forze.

  • Mercedes: fornirà il team ufficiale, Williams, McLaren e Alpine.
  • Ferrari: motorizzerà Ferrari, Haas e il nuovo ingresso Cadillac.
  • Red Bull Powertrains-Ford: unità sviluppata internamente per Red Bull Racing e Racing Bulls.
  • Honda: ritorno completo come motorista ufficiale di Aston Martin.
  • Audi: debutto totale come costruttore dopo l’acquisizione di Sauber.

Una griglia motori più varia e, sulla carta, più competitiva.


Perché si parla di “power unit” e non solo di motore

Il termine resta corretto: il cuore è sempre il V6 turbo 1.6 litri, ma la potenza nasce dall’integrazione di più elementi:

  • ICE (motore termico)
  • Turbo
  • Batteria (Energy Store)
  • Centraline elettroniche
  • MGU-K (recupero e rilascio di energia)

Dal 2026 però sparisce l’MGU-H, il sistema che recuperava energia dai gas di scarico.


Addio MGU-H, ma l’elettrico conta di più

L’eliminazione dell’MGU-H semplifica la power unit e la rende più affine alle tecnologie stradali. Ma non significa meno ibrido, anzi:

  • Contributo elettrico: dal 20% al 50% della potenza totale
  • Potenza MGU-K: 350 kW, contro i 120 kW precedenti
  • Recupero energia: più intenso in frenata, rilascio, parzializzazione e anche a gas spalancato

Il risultato è un’auto che dipende molto di più dalla gestione energetica.


Carburanti sostenibili: non è marketing

Dal 2026 tutte le monoposto useranno Advanced Sustainable Fuels, già testati con successo in F2 e F3.
I carburanti sono prodotti da:

  • cattura del carbonio
  • rifiuti urbani
  • biomasse non alimentari

Il tutto certificato per supportare l’obiettivo net zero entro il 2030.


Boost, recharge e nuova gestione dell’energia

La raccolta di energia avviene in più fasi:

  • frenata
  • lift and coast
  • parzializzato
  • super clipping (recupero a fine rettilineo anche a pieno gas)

Gran parte è automatizzata, ma il pilota può intervenire.

Boost Button
Sostituisce il concetto classico di deploy: premuto, richiama una mappatura di massima potenza o una strategia scelta dal team. Può servire per attaccare o difendersi, tutto dipende da quanta energia è stata accumulata.


Overtake mode: il vero erede del DRS

Dal 2026 il DRS va in pensione. Al suo posto arriva l’Overtake Mode:

  • attivabile solo se entro 1 secondo al detection point
  • consente di accumulare +0,5 MJ extra
  • rilascia una mappa elettrica più aggressiva
  • utilizzabile nel giro successivo

Funziona meglio sui rettilinei lunghi e mira a rendere i sorpassi più naturali, meno “on/off”.


Il senso di tutto questo

Le power unit 2026 non sono solo nuove: cambiano il modo di guidare, di difendersi e di attaccare. Meno complessità invisibile, più strategia energetica percepibile in pista. Un passaggio tecnico cruciale che potrebbe ridefinire gli equilibri della Formula 1 per il prossimo decennio.