La stagione appena conclusa rappresenta uno dei capitoli più significativi nella storia recente di Ducati in MotoGP, un’annata che va ben oltre la somma dei risultati sportivi e che trova pieno significato nella visione tecnica, umana e manageriale raccontata da Gigi Dall’Igna nel suo bilancio di fine anno.
I numeri, innanzitutto, sono di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni: quarto titolo piloti consecutivo con tre campioni diversi, sesto titolo costruttori di fila conquistato con 768 punti – quasi il doppio rispetto ai diretti avversari – e tre Ducati ai vertici anche nella classifica a squadre. A questo si aggiungono 17 successi nei 22 Gran Premi disputati, 12 pole position, 19 vittorie nelle Sprint Race e una striscia record di 88 podi consecutivi con almeno una moto di Borgo Panigale tra i primi tre.
Un dominio tecnico che però, come sottolineato dallo stesso Dall’Igna, trova la sua vera forza non solo nelle prestazioni, ma nella filosofia del lavoro: un modo di essere, di costruire e di vincere che dà senso e profondità ai risultati.
In questo contesto si inserisce la stagione straordinaria di Marc Marquez, autore di un campionato definito dallo stesso Dall’Igna come “strepitoso”. I suoi numeri parlano di 545 punti, 11 vittorie nei Gran Premi, 8 pole position e 14 successi nelle Sprint, con 10 doppiette complessive, di cui 7 consecutive. A questi dati si aggiungono record significativi: primo pilota Ducati a ottenere 15 vittorie di fila considerando Sprint e GP, primo a salire sul podio per 11 gare consecutive e primo a chiudere una stagione con oltre dieci successi sia nelle Sprint sia nelle gare lunghe.
Ma l’aspetto più rilevante, nel racconto di Dall’Igna, non è solo statistico. Il suo ritorno, iniziato in un team satellite, la sua capacità di rimettersi in gioco con umiltà, determinazione ed entusiasmo, diventano il simbolo di una motivazione non legata al piano economico, ma alla ricerca delle sensazioni perdute dopo anni difficili. Un percorso umano prima ancora che sportivo, che ha rappresentato un valore aggiunto per tutto il progetto Ducati.
Di segno diverso, ma altrettanto centrale, l’analisi sulla stagione di Pecco Bagnaia. Un’annata condizionata, soprattutto nella fase finale, da episodi sfortunati che non gli hanno permesso di raccogliere quanto il suo potenziale avrebbe meritato. Nel bilancio di Dall’Igna non c’è spazio per giustificazioni, ma per una lettura lucida: le difficoltà vanno assimilate come anticorpi, trasformate in insegnamenti utili per affrontare un futuro che, a partire dal 2026, presenterà nuove e inevitabili incognite.
Tra le note più positive emerge la crescita di Alex Marquez, la cui evoluzione tecnica e sportiva lo ha portato a essere considerato uno dei protagonisti assoluti della stagione, al punto da meritarsi la moto ufficiale per l’anno successivo.
Importante anche il percorso di Fabio Di Giannantonio, autore di una seconda parte di stagione in crescendo, culminata con podi significativi in Australia e a Valencia, dove ha chiuso terzo sia nella Sprint sia nella gara lunga.
Grande soddisfazione viene espressa anche per i giovani: Aldeguer, capace di vincere già alla prima stagione nella classe regina, e Bulega, che nei test e nel lavoro in pista ha dimostrato di avere le qualità per diventare un riferimento fondamentale nello sviluppo in ottica 2027 come collaudatore.
Il messaggio finale di Dall’Igna è carico di identità e appartenenza: un ringraziamento sentito alla squadra, vero cuore operativo del progetto, e soprattutto ai tifosi, definiti “il nostro vero motore”.
Una chiusura che restituisce il senso completo di questa stagione: non solo una sequenza di trionfi, ma un percorso collettivo fatto di tecnica, persone, visione e passione.
