Il tema sta rimbalzando in questi minuti tra paddock, box e studi televisivi: con i nuovi regolamenti 2026, la procedura di partenza è diventata uno dei punti più delicati dell’intero weekend di gara. Durante la cronaca dei test in Bahrain si è persino ipotizzato – anche se in tono scherzoso – che in circuiti con temperature molto elevate si possa arrivare a valutare partenze lanciate. Battuta? Forse. Ma il fatto che se ne parli racconta bene la complessità del momento.
Un nuovo scenario tecnico con i regolamenti 2026
Il passaggio ai regolamenti 2026 ha modificato profondamente l’architettura delle power unit, eliminando componenti chiave e ridefinendo l’equilibrio tra parte termica ed elettrica. Quello che negli ultimi anni era diventato un automatismo estremamente raffinato e gestito quasi chirurgicamente dall’elettronica, oggi è tornato a essere una fase critica, in cui il margine di errore è molto più ampio.
Vediamo nel dettaglio quali sono le principali criticità.
1. Il ritorno del turbo lag: addio MGU-H
Con l’eliminazione dell’MGU-H – il sistema che recuperava energia dal calore degli scarichi e manteneva il turbo in rotazione anche a bassi regimi – le vetture sono tornate a fare i conti con un fenomeno che in Formula 1 sembrava ormai superato: il turbo lag.
Senza questo supporto elettrico, il turbo necessita di essere “caricato” manualmente dai piloti mantenendo il motore a regimi molto elevati anche per diversi secondi prima dello spegnimento dei semafori. Si parla di tempi che possono arrivare fino a 10 secondi.
Il rischio è evidente: una sincronizzazione imperfetta tra pressione del turbo e spegnimento delle luci può tradursi in uno scatto lento, in un’erogazione irregolare o, nel peggiore dei casi, in una vettura che resta praticamente piantata in griglia.
2. Una griglia con equilibri diversi tra davanti e dietro
Le nuove dinamiche creano anche uno squilibrio strutturale tra chi parte nelle prime file e chi è nelle retrovie.
Chi parte dietro arriva in piazzola per ultimo e ha meno tempo per preparare correttamente il sistema. Questo può significare turbo non perfettamente in pressione al momento del via.
Al contrario, chi è in pole position deve attendere che tutte le altre vetture si schierino. Se il pilota inizia a tenere il motore su di giri troppo presto per mantenere il turbo pronto, rischia surriscaldamenti, soprattutto in condizioni ambientali molto calde, quando l’auto è ferma e il flusso d’aria per il raffreddamento è minimo.
3. Le limitazioni sull’MGU-K
Un altro elemento cruciale è rappresentato dalle restrizioni sull’uso dell’MGU-K nella fase iniziale di lancio.
Nel 2026 non è possibile sfruttare immediatamente la coppia elettrica per compensare eventuali vuoti di potenza del motore termico fino a una velocità di circa 50 km/h. Questo rende lo stacco della frizione estremamente delicato: un errore minimo può generare pattinamento eccessivo oppure, al contrario, uno spegnimento.
In altre parole, la partenza è tornata a essere una manovra ad altissimo contenuto tecnico, dove sensibilità e coordinazione contano più che negli ultimi anni.
4. Gestione dell’energia e rischio overcharge
Durante l’attesa in griglia, i team cercano di massimizzare la carica della batteria utilizzando il motore termico per generare elettricità.
Il problema emerge quando la procedura si prolunga, ad esempio per un problema tecnico su un’altra vettura. Le batterie possono avvicinarsi ai limiti di carica o di temperatura. In questi casi il sistema potrebbe intervenire tagliando potenza proprio al momento del via per proteggere i componenti.
Un’eventualità che trasformerebbe una partenza regolare in un potenziale disastro strategico.
5. Sicurezza: il vero nodo della questione
La preoccupazione più grande, espressa anche da figure come Andrea Stella, riguarda la sicurezza.
Se una vettura resta quasi ferma per effetto del turbo lag e quelle dietro azzeccano perfettamente la procedura, il differenziale di velocità nei primi metri potrebbe essere estremamente elevato. In una fase in cui le auto sono ancora molto vicine tra loro, il rischio di contatti ad alta velocità è concreto.
È questo il punto che rende la discussione tutt’altro che teorica.
Cosa sta valutando la FIA
La Fédération Internationale de l’Automobile sta analizzando possibili correttivi. Tra le ipotesi sul tavolo:
- modificare la sequenza dei semafori,
- allungare i tempi della procedura di partenza,
- introdurre accorgimenti per uniformare la preparazione dei sistemi.
Alcune scuderie, come la Scuderia Ferrari, sembrano però poco inclini a modifiche dell’ultimo minuto, soprattutto se hanno già sviluppato soluzioni tecniche efficaci per gestire le nuove criticità.
E le partenze lanciate?
L’ipotesi di partenze lanciate in condizioni estreme è stata citata in modo informale durante la diretta dei test, ma il solo fatto che venga evocata testimonia quanto la situazione sia delicata.
Per ora si tratta di uno scenario teorico. Tuttavia, se le problematiche legate a turbo lag, gestione energetica e sicurezza dovessero persistere, la discussione potrebbe diventare più concreta.
Il 2026 sta dimostrando che la rivoluzione tecnica non si gioca solo su aerodinamica e prestazioni, ma anche su dettagli operativi che possono cambiare radicalmente il volto di una gara fin dallo spegnimento dei semafori.
Se vuoi, possiamo approfondire nel dettaglio come i team stanno cercando di mitigare il turbo lag attraverso il software della power unit e le strategie di gestione dell’energia.
