Ferrari 499P a Austin, James Calado svela i segreti del Circuit of the Americas

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 28 Agosto 2025

Dopo quasi due mesi di pausa, il FIA World Endurance Championship riparte dagli Stati Uniti, con il Circuit of the Americas di Austin a fare da cornice al sesto appuntamento della stagione. La Ferrari 499P torna in Texas per difendere la leadership iridata e lo fa con la consapevolezza di trovarsi su uno dei tracciati più complessi del calendario. A dirlo è James Calado, pilota della numero 51 condivisa con Alessandro Pier Guidi e Antonio Giovinazzi, che ha offerto una vera e propria “mappa ragionata” delle difficoltà del COTA.

Il britannico ricorda innanzitutto il riferimento cronometrico della passata edizione: 1:53.145, miglior tempo in gara firmato nel 2024 dalla 499P numero 83 di AF Corse, che proprio ad Austin colse la sua prima vittoria assoluta. “È una pista completa – afferma Calado – con curve lente, veloci, rettilinei lunghi e tratti tecnici: non concede respiro e richiede sempre la massima concentrazione”.

La salita di curva 1

Il giro comincia con il rettilineo principale, in salita verso la prima curva. “L’inclinazione è molto più marcata di quanto si percepisca dagli spalti – spiega Calado –. Qui freniamo forte e inseriamo la prima marcia. Il punto di corda è cieco, quindi bisogna avere fiducia e grande precisione. Una buona trazione in uscita è fondamentale per lanciarsi nella discesa successiva”.

Lo “snake”

Dalla sommità di curva 1 si entra nella sezione più nota del COTA: una serie rapidissima di cambi di direzione sinistra-destra. “È uno snake velocissimo – racconta il pilota classe 1989 – dove bisogna essere chirurgici con i cordoli. Un minimo errore compromette tutta la sequenza e porta a perdere metri preziosi”.

Tornanti e rettilineo lungo

Superato questo tratto, arriva una curva lunga a destra da bassa velocità, dove sfruttare il cordolo in ingresso per massimizzare la velocità in uscita. Poco dopo si passa sotto l’iconico ponte del COTA, affrontando un tornante a sinistra da prima marcia. “Lì serve uscire con la traiettoria perfetta – aggiunge Calado – perché introduce al rettilineo più lungo del circuito, che presenta diversi dossi: non è mai una linea pulita, e la stabilità della vettura è messa a dura prova”.

Il settore centrale

Dopo il secondo rettilineo, i piloti devono restare al centro della pista prima di arrivare a un altro tornante lento, di nuovo da prima marcia. “Qui – spiega Calado – bisogna prepararsi a una doppia curva che è tra le più difficili del tracciato. È molto esigente sugli pneumatici e se si sbaglia la linea, il tempo si perde in modo pesante”.

Il finale tecnico

La parte conclusiva del giro è tra le più insidiose. Si entra in una curva cieca a sinistra che sembra interminabile, seguita dalla serie di curve 16-18: un tratto veloce dove diventa cruciale evitare di oltrepassare i track limits. “È qui che si decide il giro – sottolinea Calado –. Serve equilibrio perfetto tra aggressività e controllo. Un passaggio pulito in questa sezione può fare la differenza tra un tempo buono e un giro da riferimento”. Infine, resta l’ultima curva lenta, a sinistra, che immette sul rettilineo principale e chiude il giro.

Un tracciato totale

“Il COTA ti chiede di essere completo come pilota – conclude Calado –. Richiede tecnica nei tornanti, coraggio nello snake e sensibilità nel finale. Non puoi mai permetterti distrazioni: ogni settore ha un punto critico che può esaltare o rovinare la prestazione”.

Con queste parole, il britannico ha sintetizzato l’essenza di un circuito che, più di altri, rappresenta una sfida totale per uomo e macchina.