Lando, Max e George: parole da campioni alla vigilia del GP di Las Vegas

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 20 Novembre 2025

Mancano tre gare alla fine del Mondiale 2025 di Formula 1, e sotto le luci di Las Vegas il giovedì diventa un grande divano psicologico più che una semplice conferenza stampa. Sul palco delle parole salgono Lando Norris, il leader del campionato, Max Verstappen, l’inseguitore di lusso, e George Russell, ultimo vincitore a Vegas. Con loro Esteban Ocon, Franco Colapinto e un Fernando Alonso che guarda già al 2026, senza rinunciare a qualche stilettata all’attuale generazione di monoposto.

Ne esce un quadro chiarissimo: Vegas sarà un GP in cui la testa conterà quanto – se non più – del piede destro.


Norris: 150 GP, un mondiale da difendere e la calma di chi ha fatto pace con la pressione

Per Lando Norris, Las Vegas coincide con un traguardo simbolico: 150 Gran Premi, tutti con McLaren. Un numero che lo porta a eguagliare David Coulthard per gare disputate con lo stesso team, e che lui lega soprattutto a due immagini:

  • l’esordio a Melbourne 2019, ancora vivido nella memoria;
  • la vittoria a Silverstone 2025, che definisce senza esitazioni il momento più emozionante della sua carriera.

Ora però il tema è un altro: Lando arriva a Vegas leader del Mondiale con 24 punti di margine, con tre gare ancora da correre e un compagno di squadra, Oscar Piastri, che è il primo rivale diretto. Eppure lui resta fedele a una sola regola: una sessione alla volta.

Non pensa ai conti, non ragiona in termini di “gestione del margine”, ma di esecuzione perfetta: FP1, FP2, qualifica, gara.

Norris ammette che la vera svolta non è stata un singolo momento magico, ma un lavoro continuo:

  • più ore al simulatore;
  • procedure migliorate su come affrontare il weekend, turno dopo turno;
  • una crescita mentale che lo ha portato a vivere i “giorni no” in modo meno distruttivo.

Il paradosso? È stato proprio un inizio di stagione complicato ad obbligarlo a fare questo salto di qualità. Secondo Lando, senza quelle difficoltà non sarebbe il pilota completo che è oggi.


Un McLaren “difficile ma veloce”: la sfida Vegas e il fantasma del graining

Norris non nasconde che Las Vegas è una delle piste peggiori, storicamente, per McLaren negli ultimi due anni. Freddo, asfalto particolare, lunghi rettilinei, carico ridotto: il pacchetto perfetto per mettere a nudo i limiti della MCL.

Lando parla apertamente dei suoi punti deboli come pilota:

  • odia l’understeer;
  • soffre il graining all’avantreno, che qui è stato un incubo nelle passate edizioni;
  • teme di uscire da FP1 e FP2 con le gomme distrutte davanti e la sensazione di aver vissuto un “giorno di m…” (parole sue, parafrasate).

Ma rispetto al passato, sa di avere:

  • una finestra di utilizzo più ampia della vettura, grazie al lavoro sulla guidabilità;
  • una maggiore capacità di adattare il suo stile curva per curva, pista per pista.

Interessante anche il riferimento – volutamente criptico – al finale di gara 2024 a Vegas, in cui McLaren ha trovato una direzione di setup e di guida che ha riportato il passo gara vicino a Ferrari, Red Bull e Mercedes. Norris ammette che in quell’ultimo stint ha iniziato a “sperimentare di tutto”, e che proprio da lì è nata una parte del progresso del 2025. Ma non ha la minima intenzione di spiegare cosa, esattamente, abbia fatto.


Il rapporto con Piastri: meno video social, stesso rispetto

Alla domanda sui rapporti con Oscar Piastri, Lando sgombra il campo dai sospetti:

  • niente gelo nel box;
  • il motivo per cui si vedono meno contenuti “buddy movie” nei video McLaren è semplice: hanno chiesto di farne meno.

Restano due persone molto diverse – Piastri calmo, imperturbabile, quasi indecifrabile; Norris più trasparente nelle emozioni – ma il rispetto reciproco e la collaborazione tecnica non sono cambiati.

Non vanno in vacanza insieme né a giocare a golf come con Carlos Sainz, ma:

  • ridono ancora nelle riunioni;
  • lavorano per il bene del team;
  • e ognuno cerca naturalmente di massimizzare il proprio risultato.

In un Mondiale che si decide in casa McLaren, è un equilibrio delicato ma, a oggi, solido.


Franco Colapinto e Esteban Ocon: il “gruppone” di centro classifica

Alpine: segnali di vita dopo San Paolo

Per Franco Colapinto, arrivato a quota 24 GP in F1, il 2025 è stato un anno faticoso con Alpine. Ma l’argentino sottolinea come San Paolo abbia rappresentato una svolta:

  • macchina migliorata rispetto a Messico e Austin;
  • Pierre Gasly di nuovo competitivo e a punti;
  • la sensazione di poter tornare a lottare con le squadre di centro gruppo.

A Vegas, Colapinto non si sbilancia:

  • pista “molto diversa” dalle altre;
  • asfalto complicato;
  • aspettative contenute, ma con la consapevolezza che qui Gasly nel 2024 fu molto competitivo.

C’è anche il fronte umano: Franco torna sull’episodio di San Paolo e sulle critiche a Lance Stroll per un contatto con Guanyu Zhou. Ammette che erano parole a caldo, nel post-gara, e chiarisce di non voler alimentare tensioni.

Haas: Ocon cavalca la forma dell’aggiornamento

Esteban Ocon conferma il buon momento di Haas dopo l’aggiornamento portato ad Austin:

  • più punti;
  • macchina finalmente “in forma” dopo un lungo periodo di fatica.

Vegas gli piace:

  • nel 2023 ci ha chiuso quarto;
  • sa che qui la gestione delle gomme freddissime e il caos di curva 1 possono aprire opportunità.

Il francese guarda al meteo con curiosità: se arrivasse la pioggia, il GP potrebbe diventare una lotteria, ma sottolinea quanto questa pista sia già di per sé al limite per visibilità, grip e margine d’errore.


Russell: 150 GP, un titolo costruttori da difendere e il ricordo della vittoria 2024

Nel secondo blocco della conferenza, George Russell è l’uomo con il bersaglio sulla schiena a Vegas:

  • qui nel 2024 fu poleman e vincitore, in un weekend perfetto;
  • oggi arriva con una Mercedes che lotta per il secondo posto nel Costruttori, 32 punti davanti alla Red Bull.

Russell è il primo a raffreddare gli entusiasmi:

  • ricorda che il successo 2024 fu legato a una W15 particolarmente forte col freddo;
  • sottolinea che nel 2025 Mercedes ha lavorato su una vettura più completa sull’intero campionato, anche a costo di perdere qualcosa negli scenari estremi.

Come Norris, anche Russell celebra il traguardo dei 150 GP parlando di sogno realizzato e di quanto la routine del calendario renda quasi normale ciò che normale non è: vivere di Formula 1.


Alonso: il realismo del veterano tra Vegas, 2026 e il giudizio sull’era ground effect

Fernando Alonso mette ordine, come spesso gli capita, con una lucidità quasi chirurgica.

Sul fronte campionato, Aston Martin è nel mezzo di una battaglia multipla:

  • inseguire le Racing Bulls;
  • guardarsi alle spalle da una Haas in forte crescita.

Il 2025, per lui, è stato un anno “in mezzo al guado”:

  • macchina ereditata da una seconda metà 2024 poco competitiva;
  • risorse già proiettate sul cambio regolamentare 2026;
  • difficoltà a trovare una direzione tecnica chiara su questo pacchetto.

Poi, la stoccata alle monoposto attuali:

  • non gli mancheranno;
  • sono troppo pesanti, troppo grandi, troppo rigide, con un concetto di effetto suolo che non ha davvero mantenuto la promessa di gare migliori;
  • secondo lui, solo il primo anno del nuovo regolamento aveva mostrato reali benefici nel seguire le altre vetture, poi persi.

E sul futuro personale? Alonso dice di sentirsi ancora competitivo, motivato e fisicamente in forma, ma ammette che per giudicare davvero se è “al meglio” servirebbe una macchina da podio. Il 2023 è l’esempio che usa per ricordare quanto cambi l’approccio quando si lotta davanti.


Verstappen: il “cacciatore rilassato” che non molla ma non si illude

Max Verstappen arriva a Vegas da outsider dichiarato nella corsa al titolo:

  • è a 49 punti da Norris;
  • riconosce che servirebbe “molta fortuna” per riaprire davvero la lotta.

Eppure, i numeri recenti parlano per lui: nelle ultime nove gare ha raccolto 176 punti, 7 podi e 3 vittorie, ribaltando una situazione che a metà stagione sembrava compromessa con oltre 100 punti di ritardo.

Max dipinge il 2025 come:

  • una stagione buona dal punto di vista personale, in cui ha massimizzato spesso il potenziale di una macchina non sempre all’altezza;
  • un anno in cui la sua squadra ha dato “sempre il 100%”, pur dovendo ammettere che un’altra squadra ha lavorato meglio.

Sul piano mentale, Verstappen è sorprendentemente sereno:

  • non è frustrato dal non aver avuto la vettura migliore tutto l’anno;
  • considera “normale” che in F1 ci siano cicli e stagioni meno dominanti;
  • non rimpiange errori con il senno di poi, perché “non siamo robot” e si impara anche dalle scelte sbagliate.

Molto bella la parte sul rapporto con Alonso:

  • confessa che da ragazzo tifava per lui quando Fernando sfidava la Red Bull;
  • ne ammira da sempre la capacità di trascinare macchine non vincenti a risultati insperati;
  • apprezza il fatto che Fernando “sia se stesso”, senza filtri.

Pioggia, gomme fredde e regolamenti: il contorno che può decidere tutto

Meteo e gomme: l’incognita che fa tremare i piloti

Tutti concordano: se piove a Las Vegas, sarà un inferno.

  • pista cittadina, muri vicini, rettilinei lunghissimi;
  • asfalto già insidioso da asciutto, con linee bianche e vernici che diventano sapone bagnato;
  • temperature bassissime che rendono difficilissimo mandare in temperatura le gomme.

Per Russell la pioggia è sempre un’opportunità, ma ammette che proprio qui avrebbe preferito condizioni lineari, perché considera Vegas una delle migliori occasioni per una nuova vittoria Mercedes. Verstappen invece sarebbe felice di evitare il diluvio: secondo lui il weekend è già abbastanza complesso da interpretare in condizioni normali.

Penalità e “racing incident”: dibattito ancora aperto

La penalità inflitta a Piastri in Brasile torna a galla e riapre il tema delle linee guida dei commissari. Russell parla chiaro:

  • le regole devono restare linee guida, non formule rigide;
  • il concetto di “auto fuori controllo se blocca una ruota” non può essere applicato alla lettera in una curva come il T1 di Interlagos, dove la ruota interna è spesso scarica e tende a bloccarsi pur con la macchina ancora perfettamente guidabile.

Per lui, la soluzione sarebbe una maggiore continuità dei commissari: stessi volti, gara dopo gara, per poter educare e spiegare queste sfumature. Verstappen preferisce non approfondire, ma condivide l’idea che non sia una discussione da risolvere in sala stampa.


Vegas come simbolo: dal “circo e poco sport” al Max più diplomatico

Un anno fa, Verstappen non aveva usato mezzi termini nel criticare il GP di Las Vegas come evento troppo “show” e poco “gara”. Oggi, il Max davanti ai microfoni è diverso:

  • dice di trovarsi bene;
  • apprezza cibo, hotel e atmosfera;
  • ammette di aver imparato a parlare meno per avere meno titoli sui giornali.

Non è un innamoramento improvviso della Strip, ma un’evoluzione: meno frizioni pubbliche, stesso pragmatismo in pista.


Tre gare, tre storie che si intrecciano

Dopo questa lunga maratona di parole, Las Vegas esce come un crocevia perfetto:

  • Norris difende il vantaggio con un approccio chirurgico, costruito su lavoro e maturità mentale.
  • Verstappen punta a chiudere al massimo una stagione non dominante ma orgogliosamente combattuta.
  • Russell vede qui e nei prossimi appuntamenti la miglior occasione per un’altra vittoria e per blindare il secondo posto tra i Costruttori.
  • Alonso, Ocon e Colapinto si muovono nel gruppo, tra speranze di punti pesanti, regolamenti che cambiano e un 2026 che incombe.

Sotto le luci della Strip, però, la costante è una sola: tutti sono consapevoli che basta un errore, una gomma che non entra in temperatura o una pioggia fuori tempo per cambiare completamente la narrativa del Mondiale.

E forse è proprio questo, più dei casinò e dei grattacieli, a rendere Las Vegas uno dei palcoscenici più imprevedibili della Formula 1 moderna.