La pole position di Max Verstappen a Monza non è stata una semplice questione di talento: per portarsi davanti a tutti l’olandese ha dovuto firmare il giro più veloce della storia della Formula 1. Dietro di lui le due McLaren, reduci da una striscia di cinque vittorie consecutive ma penalizzate da un tracciato che non concede curve medio-veloci, terreno in cui la MCL39 sa esprimersi al meglio.
Ferrari si è mostrata brillante davanti al proprio pubblico, con Charles Leclerc che ha sfiorato la prima fila, mentre Lewis Hamilton scatterà solo decimo a causa della penalità accumulata a Zandvoort.
Insomma, l’equilibrio non manca e la domenica brianzola si giocherà tanto, se non tutto, sul piano strategico.
Flashback 2024: una partita a scacchi con finale rosso
Lo scorso anno Monza regalò una delle sfide più avvincenti della stagione. Leclerc vinse davanti alla marea rossa grazie a una strategia a una sosta (medium>hard), resistendo fino all’ultimo assalto delle McLaren di Piastri e Norris, impegnate su un piano gara a due soste.
Il nuovo asfalto del 2024 aveva creato molto graining e poco degrado: una combinazione che costrinse i team a inventarsi soluzioni opposte, dividendosi praticamente a metà tra una e due fermate. Curiosità: nessuno puntò sulle soft, fatta eccezione per Lance Stroll che le montò a fine gara solo per tentare il giro veloce.
Il 2025 cambia lo scenario
Dodici mesi dopo, la situazione appare differente. La pista si è “assestata”, e i pneumatici 2025 disegnati da Pirelli sono più resistenti al graining. Questo porta a una previsione più chiara: la medium>hard a una sosta è la strategia di riferimento, con finestra ideale tra il 22° e il 28° giro.
Anticipare troppo non conviene: con le ali ridotte al minimo, l’efficacia del DRS è limitata e superare sarà più complicato. In questo contesto, l’undercut perde gran parte della sua potenza. Inoltre, il degrado ridotto non offre reali vantaggi a chi monterà gomme nuove in anticipo.
Gli assi nella manica dei top team
- Verstappen: ha conservato un set extra di hard, che potrebbe garantirgli più flessibilità rispetto agli avversari.
- Mercedes (Russell e Antonelli) e Hadjar: dispongono invece di un set in più di medium, utile se si volesse tentare un azzardo su due soste o un finale aggressivo.
- Ipotesi medium>soft: se qualcuno riuscisse ad allungare il primo stint oltre i 30 giri, la soft per l’ultima parte potrebbe diventare un’opzione concreta. Non c’è un abisso di prestazione rispetto alle medium, ma a serbatoio scarico e pista gommata il vantaggio può essere decisivo.
Secondo Mario Isola (Pirelli), il finestrino ideale per una medium>soft va dal 32° al 38° passaggio. Una finestra stretta ma potenzialmente letale per chi volesse sorprendere.
Dal fondo: chi rischia deve inventarsi
Per chi partirà lontano dai riflettori, resta il piano “di salvataggio” con il hard>medium, pit tra il 28° e il 34° giro. È la strategia più sicura, ma anche quella meno incisiva.
C’è anche la possibilità del hard>soft: stessa finestra, tra 32° e 38°, ma con un finale ad alto ritmo. Il rovescio della medaglia è la partenza: con le hard si rischia di perdere subito posizioni nella lunga volata verso la prima variante, e in caso di neutralizzazioni anticipate si resta intrappolati senza alternative.
Meteo: zero sorprese, tutto sole e 27°C
Il fattore ambientale non dovrebbe incidere. Il meteo promette cielo sereno e temperature sui 27 gradi, con l’asfalto che non raggiungerà valori tali da mettere in crisi le gomme. Tradotto: niente variabili esterne, solo pura strategia e gestione.
In sintesi
- Strategia base: medium>hard a una sosta (giri 22-28).
- Opzione alternativa: medium>soft se si allunga oltre i 30 giri (giri 32-38).
- Dal fondo: hard>medium (28-34) o hard>soft (32-38), con rischi elevati al via.
- Condizioni meteo: stabili, senza insidie.
Al Tempio della Velocità, il destino del Gran Premio si giocherà nei box: un pit stop scelto al momento giusto può valere una vittoria, o farla sfumare.
