PhotoSportMagazine vi porta dietro le quinte McLaren: dove nasce la strategia del GP degli Stati Uniti

Ph. Pirelli

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 17 Ottobre 2025

Un viaggio esclusivo nel cuore tecnico del team di Woking, tra dati, decisioni e dettagli che fanno la differenza al Circuit of the Americas

PhotoSportMagazine vi porta là dove la Formula 1 si fa davvero: dentro la sala briefing McLaren, dove schermi, numeri e intuizioni si fondono per costruire la prestazione in pista. È un weekend speciale, quello del GP degli Stati Uniti, e la squadra di Woking lo affronta con metodo e precisione assoluti.

Solo una sessione di prove libere, un asfalto irregolare e un formato Sprint che lascia margini minimi per sperimentare. Il Circuit of the Americas è affascinante e imprevedibile: le sue curve, ispirate a Silverstone e Suzuka, sono un banco di prova per ingegneri e piloti, mentre le sconnessioni dell’asfalto texano mettono alla prova ogni assetto.

A raccontarci cosa accade dietro le quinte è Adrian Goodwin, ingegnere di pista McLaren, che svela le prime sfide del weekend:
“Le Hard sono un gradino più dure rispetto allo scorso anno, e con il caldo di Austin la gestione termica sarà decisiva. Con una sola sessione per capire tutto, serve lucidità e rapidità: non possiamo permetterci di sbagliare.”

Il lavoro di precisione

Nessun aggiornamento tecnico, ma un meticoloso lavoro di rifinitura. Ogni regolazione conta: altezza da terra, flap alari, raffreddamento, sensibilità alle vibrazioni. Il COTA, spiega Goodwin, “diventa più irregolare ogni anno. Bisogna capire dove sono i punti critici e come reagire. È una pista che premia chi riesce a trovare il compromesso giusto tra aderenza e stabilità.”

Dati, simulazioni e strategie in tempo reale

Grazie al supporto di Google Cloud, McLaren elabora in tempo reale milioni di dati: temperatura dell’asfalto, degrado gomme, comportamento aerodinamico. Tutto serve a definire la strategia perfetta, soprattutto in un weekend ridotto come quello Sprint.
“La Sprint è un’occasione per testare le nostre ipotesi,” sottolinea Goodwin. “È come un long run gratuito che ci permette di adattare il setup per la gara vera e propria.”

La chiave dell’aerodinamica

Il grande punto interrogativo resta il livello di carico: più ala per avere stabilità o meno resistenza per volare sul dritto di 1,2 chilometri? “Con il caldo verrebbe naturale aumentare il carico,” spiega Goodwin, “ma poi rischi di perdere troppo in velocità. Tutti cercano la linea sottile tra efficienza e grip.”

Dentro il box, tra tecnici concentrati e schermi pieni di grafici, la tensione è silenziosa ma palpabile. È in questo spazio che si decide davvero la gara, prima ancora che i semafori si spengano. E noi di PhotoSportMagazine siamo lì, nel cuore della strategia McLaren, dove la velocità nasce dai dati e ogni dettaglio diventa una possibile vittoria.


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