Il Gran Premio del Giappone 2026 ha lasciato in casa McLaren una sensazione doppia: da una parte la soddisfazione per un weekend gestito al massimo delle possibilità, dall’altra la consapevolezza che il margine da recuperare sulla Mercedes sia ancora importante. A fotografare bene questo equilibrio è stato Oscar Piastri, protagonista di una prova solida e convincente a Suzuka, tanto da definire il fine settimana giapponese come “probabilmente uno dei miei migliori in Formula 1”.
Per la prima volta in questa stagione, l’australiano ha potuto prendere regolarmente il via in gara. Un dettaglio tutt’altro che secondario, considerando che nel 2026 non era ancora riuscito a completare un vero giro di gara in un Gran Premio: in Australia era stato fermato da un incidente nei giri di ricognizione verso la griglia, mentre in Cina un problema elettrico alla power unit aveva interrotto il suo weekend. In Giappone, invece, tutto è finalmente filato nella direzione giusta, almeno dal punto di vista dell’esecuzione.
Piastri ha costruito il suo risultato fin dalle prime fasi del weekend, trovando subito un buon feeling con la monoposto tra prove libere e Qualifica. In gara ha poi confermato quella fiducia, mettendo insieme una partenza efficace e una gestione molto lucida delle varie fasi del Gran Premio. Al via è riuscito a superare entrambe le Mercedes, prendendosi la leadership alla prima curva, mentre George Russell, scivolato inizialmente in quarta posizione, ha poi recuperato con decisione fino a tornare alle sue spalle.
Da lì è andato in scena uno dei momenti più interessanti della corsa McLaren. Russell ha provato a mettere pressione a Piastri e, all’ultimo curvone del giro 8, è arrivato anche a mettersi temporaneamente davanti. L’australiano, però, ha reagito immediatamente, riprendendosi la posizione alla curva 1 e difendendosi poi con grande efficacia. Una fase che, nelle parole dello stesso Piastri, è stata una piacevole sorpresa: una volta tornato secondo, Russell sembrava destinato a passarlo in pochissimo tempo, e invece McLaren è riuscita a restare davanti e persino a tenere sotto controllo la situazione per diversi giri.
La corsa ha preso una piega diversa al momento delle soste. Piastri si è fermato al giro 18, ma poco più di quattro tornate dopo l’incidente pesante di Ollie Bearman ha provocato l’ingresso della Safety Car. In quel frangente Andrea Kimi Antonelli ha beneficiato di una sosta “gratuita”, rientrando senza perdere la leadership. Un episodio che ha tolto a McLaren la possibilità di capire fino in fondo quale sarebbe potuto essere l’esito della gara in condizioni normali.
Piastri non ha nascosto il rammarico per quella neutralizzazione, perché fino a quel momento riteneva possibile continuare a contenere Russell. Anzi, poco prima del pit stop, il passo sembrava addirittura tornare favorevole, tanto che il margine sulla Mercedes stava ricominciando ad allungarsi. Proprio per questo, il secondo posto finale è stato accolto sì con un pizzico di amarezza, ma anche come il segnale di un deciso passo avanti: per McLaren, essere delusa per una piazza d’onore rappresenta già un cambio di prospettiva rispetto alle difficoltà viste a inizio stagione.
Il dato che resta, però, è quello del distacco. Piastri ha sottolineato con grande onestà che, pur avendo fatto tutto nel modo giusto, il risultato finale ha comunque lasciato McLaren a 15 secondi dal vincitore. Un margine che certifica quanto Mercedes sia ancora il riferimento tecnico del campionato. Allo stesso tempo, l’australiano ha ribadito di essere convinto che il team possa colmare questo gap, purché continui a lavorare con precisione e lucidità.
Interessante anche il confronto con Ferrari, che alla vigilia del weekend era considerata una rivale potenzialmente molto pericolosa per McLaren. Secondo Piastri, la Qualifica aveva restituito un quadro un po’ falsato, perché qualcosa non aveva funzionato correttamente nel deployment sia sulla vettura di Charles Leclerc sia su quella di Lewis Hamilton. Per questo motivo, il margine accumulato sabato era apparso più favorevole del reale. In gara, invece, i valori si sono allineati in modo più fedele alle attese: il ritmo di Piastri e quello di Leclerc si sono rivelati molto simili per buona parte del Gran Premio, confermando che la sfida con Ferrari era prevista e concreta.
Il weekend di Suzuka ha quindi mostrato una McLaren capace di massimizzare il pacchetto a disposizione. Piastri ha spiegato come la squadra abbia lavorato bene sia sulla comprensione della power unit in vista della Qualifica, sia sulle partenze, preparate con attenzione durante le sessioni di prove. Anche la gestione del Boost e l’approccio strategico in gara sono stati indicati tra i punti forti di una domenica quasi impeccabile. Da qui la convinzione dell’australiano che, considerando il materiale disponibile, non si sarebbe potuto fare molto di più.
Parole che si collegano direttamente al commento di Andrea Stella, che dopo la gara ha definito quella di Suzuka come la versione più forte di Piastri da quando corre in Formula 1. Un giudizio importante, che il pilota ha sostanzialmente condiviso. L’australiano ha riconosciuto di essersi sentito subito competitivo, di aver guidato bene in Qualifica e di aver disputato una gara pulita, intelligente e completa. In altre parole, un weekend in cui pilota e squadra hanno saputo esprimersi al massimo livello possibile.
C’è poi un altro aspetto che McLaren considera centrale in questa fase della stagione. Piastri ha richiamato l’esperienza del 2025, anno in cui la squadra aveva conquistato il titolo, ricordando come anche con la miglior vettura sia comunque necessario operare ad altissimo livello per trasformare il potenziale in risultati. Guardare oggi a Mercedes da inseguitori, secondo lui, rende ancora più evidente quanto non basti avere il mezzo più veloce: serve precisione assoluta in ogni dettaglio. Ed è proprio su questo terreno che McLaren vuole continuare a costruire la propria rincorsa.
Il quadro emerso in Giappone, dunque, resta incoraggiante. La MCL40 sembra poter lottare stabilmente nelle zone alte quando il weekend viene interpretato senza sbavature, e Suzuka ha dimostrato che la Mercedes può almeno essere messa sotto pressione. Tuttavia, il lavoro da fare resta consistente, anche perché l’altra parte del box, quella di Lando Norris, ha vissuto un altro fine settimana complicato e frammentato, confermando che l’avvio del 2026 non è stato semplice per la squadra di Woking.
Per McLaren, il Gran Premio del Giappone non rappresenta ancora il punto d’arrivo, ma potrebbe diventare un punto di svolta. Piastri esce da Suzuka con un secondo posto, il riconoscimento di Driver of the Day e soprattutto con la sensazione di aver disputato una delle sue prestazioni più complete in Formula 1. La vittoria non è arrivata, anche per circostanze esterne, ma il messaggio lanciato al campionato è comunque chiaro: McLaren non è ancora al livello della Mercedes, però quando tutto funziona può già iniziare a creare qualche grattacapo ai leader.
