Las Vegas si conferma, ancora una volta, un banco di prova complesso per gli pneumatici Pirelli. Le prime due sessioni di prove libere del Gran Premio hanno mostrato come il comportamento delle mescole sia fortemente influenzato da una pista in continua evoluzione, dalle basse temperature dell’asfalto e dalle interruzioni che hanno condizionato il lavoro dei team.
Il tracciato cittadino, chiuso al traffico solo poche ore prima dell’arrivo delle monoposto, si è presentato inizialmente molto sporco, rendendo l’evoluzione dell’asfalto un fattore centrale. Giro dopo giro, con il progressivo deposito di gomma, i tempi si sono abbassati in maniera sensibile: un processo naturale su questo tipo di circuiti, ma particolarmente marcato a Las Vegas per le condizioni specifiche del weekend.
Nelle FP1, con temperature contenute e pista ancora lontana dalle condizioni ottimali, si è manifestato del graining sulle mescole Medium e Soft. Un fenomeno comunque meno accentuato rispetto allo scorso anno e che, come sottolineato da Pirelli, non ha avuto un impatto significativo sull’usura complessiva. Il problema si è concentrato soprattutto sull’asse anteriore, più soggetto al raffreddamento lungo il lunghissimo rettilineo principale, favorendo situazioni di sottosterzo.
La scelta aerodinamica delle squadre – con configurazioni a basso carico, simili a Monza – ha ulteriormente inciso sul lavoro delle gomme, stressandole in una configurazione insolita per un cittadino. Nella prima fase della giornata, la maggioranza dei piloti ha lavorato con le Medium, mentre le Hard sono state utilizzate solo da Nico Hulkenberg nelle FP1. Fernando Alonso è stato invece il primo a testare la mescola Soft, quella più morbida portata da Pirelli per questo evento.
Le FP2 hanno raccontato un altro capitolo ancora, condizionato da una doppia bandiera rossa causata da un tombino allentato prima della curva 17. Questo problema ha limitato fortemente il chilometraggio, soprattutto sulle simulazioni di passo gara, rendendo i dati meno completi e la classifica dei tempi parziale e non pienamente rappresentativa. La breve finestra finale ha però permesso di osservare un netto miglioramento delle condizioni delle gomme, grazie a una pista più gommata e a carichi di carburante inferiori.
Secondo Mario Isola, i tempi registrati dimostrano il progresso dell’asfalto non solo all’interno della giornata, ma anche rispetto all’edizione 2024: Lando Norris ha migliorato di oltre due decimi il miglior riferimento delle FP2 dello scorso anno, avvicinandosi già ai livelli della pole. Segno che, a pista pulita e con le giuste condizioni, il potenziale è destinato a crescere ancora nelle prossime sessioni, meteo permettendo.
Dal punto di vista strategico, Pirelli individua nella mescola Hard una candidata molto interessante per la gara. Nonostante i tempi sul giro siano stati non lontani da quelli delle Medium, le Hard sembrano offrire un potenziale promettente in termini di estensione dello stint, a patto che le squadre riescano a trovare il giusto bilanciamento tra gestione termica, evoluzione della pista e degrado.
Las Vegas, ancora una volta, si annuncia quindi come una sfida non solo di velocità, ma soprattutto di lettura delle gomme: perché su un asfalto che cambia così in fretta, interpretare il comportamento delle Pirelli potrebbe fare la differenza tra una strategia vincente e una scommessa persa.
