Come Porsche ha lasciato il segno nella 24 Ore di Daytona
Alla vigilia del primo appuntamento della nuova stagione IMSA WeatherTech SportsCar Championship, Porsche apre i propri archivi e guarda indietro a una delle relazioni più vincenti del motorsport endurance: quella con la 24 Hours of Daytona. I numeri parlano chiaro: 20 vittorie assolute con vetture ufficiali, quattro successi come motorista e una vittoria “speciale” nel 1959, oltre a più di 40 affermazioni di classe. Nessun altro costruttore ha inciso così profondamente nella storia della classica della Florida.
Le origini: il trionfo prima ancora delle statistiche
La prima pagina di questa storia si scrive il 5 aprile 1959, a poche settimane dall’inaugurazione del Daytona International Speedway. La gara, organizzata dalla USAC e prevista sui 1.000 chilometri, viene interrotta dopo sei ore per l’arrivo della notte. A vincere sono Roberto Mieres e Antonio von Döry su Porsche 718 RSK. Un successo che non compare nelle statistiche ufficiali IMSA, ma che resta simbolicamente il primo sigillo Porsche a Daytona.
Anni Sessanta: il dominio prende forma
La storia ufficiale IMSA a Daytona inizia nel 1962, con format inizialmente più brevi prima dell’approdo definitivo alle 24 ore nel 1966. Porsche non impiega molto a salire sul gradino più alto: il 4 febbraio 1968 una 907 LH del Porsche System Engineering conquista la vittoria assoluta firmando addirittura una tripletta. Un dettaglio rimasto leggendario: negli ultimi giri, su indicazione di Huschke von Hanstein, anche Jo Siffert, Rolf Stommelen e Hans Herrmann guidano la vettura leader, risultando così ufficialmente vincitori della gara.
Anni Settanta: la leggenda della 917 e l’era Brumos
All’inizio degli anni ’70 arrivano le Porsche 917 KH del team John Wyer Engineering, vere dominatrici con le vittorie del 1970 e 1971 in livrea Gulf, spesso in duelli memorabili con Ferrari. Dopo una parentesi a sei ore nel 1972, nel 1973 la Porsche 911 Carrera RSR di Hurley Haywood e Peter Gregg regala al team Brumos la prima vittoria assoluta, aprendo un capitolo fondamentale della storia di Daytona.
Seguono altri successi con la 911 Carrera RSR nel 1975 e 1977, prima di una serie impressionante che, con le 935 e poi le 962, prosegue quasi ininterrottamente fino al 1987. Una supremazia tecnica che, come ricorda Hurley Haywood, nasce dalla capacità di Porsche di rispondere con soluzioni intelligenti a ogni regolamento: la 962, sviluppata per l’IMSA, ne è l’esempio più celebre.
Tra anni Ottanta e Novanta: continuità vincente
Dal 1985 al 1991 le Porsche 962 IMSA continuano a collezionare successi assoluti, accompagnate anche da vittorie di prototipi come la Kremer K8 motorizzata Porsche. Daytona diventa così uno dei simboli più riconoscibili della superiorità endurance del marchio di Weissach in Nord America.
2003: quando una GT batte i prototipi
Tra i momenti più incredibili della storia recente spicca il 2003. In un’epoca dominata dai Daytona Prototype, una Porsche 911 GT3 RS del team The Racer’s Group conquista la vittoria assoluta. Kevin Buckler, Michael Schrom, Jörg Bergmeister e Timo Bernhard firmano un’impresa considerata a lungo impensabile. Una GT capace di vincere contro prototipi di classe superiore, grazie a affidabilità, strategia e gestione impeccabile della gara.
L’era moderna: la 963 e il ritorno al vertice
Dopo anni da motorista nell’era dei Daytona Prototype e il successivo periodo DPi, l’introduzione di regolamenti unificati con il WEC apre una nuova fase. Dal 2023 Porsche sviluppa la 963, affidandola al team Porsche Penske Motorsport. Il risultato è immediato: vittorie assolute a Daytona nel 2024 e 2025 e titoli GTP conquistati in entrambe le stagioni IMSA.
Thomas Laudenbach, Vice President Porsche Motorsport, guarda al 2026 con obiettivi chiari: puntare alla terza vittoria consecutiva a Daytona e tornare a lottare per tutti i titoli IMSA, in un anno che celebra anche importanti anniversari per Porsche Motorsport e per Team Penske.
Una tradizione che guarda avanti
Dal 1959 a oggi, Daytona non è solo una gara per Porsche: è un capitolo fondamentale della sua identità sportiva. Dalle prime vittorie “fuori statistica” ai successi ibridi dell’era moderna, il legame tra Weissach e la Florida resta uno dei più solidi e vincenti nella storia dell’endurance mondiale. E il 24 gennaio, ancora una volta, l’obiettivo è chiaro: continuare a scrivere questa storia.
