Detroit, cuore storico dell’automobile americana, è diventata per una sera il centro del futuro della Formula 1. Oracle Red Bull Racing e Red Bull Ford Powertrains hanno lanciato ufficialmente la stagione 2026 con uno show ad alto contenuto simbolico e tecnico, segnando una tappa fondamentale nel percorso che porta il team a schierarsi in pista con un power unit completamente progettato in casa.
L’evento ha rappresentato il punto di arrivo – e al tempo stesso di partenza – di un viaggio iniziato nel 2021, quando Red Bull decise di diventare costruttore di motori. A Detroit è arrivata anche la conferma ufficiale del nome del primo propulsore: DM01, un omaggio diretto a Dietrich Mateschitz, figura chiave non solo nella nascita del progetto, ma nell’intera storia del marchio in Formula 1.
La scelta di intitolare il power unit al fondatore sottolinea il legame tra visione e coraggio industriale. Fu proprio Mateschitz a spingere Red Bull all’ingresso nel Mondiale nel 2005 e, anni dopo, a cogliere l’opportunità – considerata da molti quasi impossibile – di controllare in autonomia il futuro tecnico della squadra. Con l’arrivo dei nuovi regolamenti 2026, quella visione ha preso forma concreta: un motore pensato e sviluppato per integrarsi perfettamente con il telaio Red Bull.
Il progetto ha trovato in Ford Motor Company un alleato strategico. Entrata inizialmente come partner tecnico nel 2023, Ford è oggi Team Partner a tutti gli effetti, mettendo sul tavolo oltre un secolo di esperienza ingegneristica e motorsportiva. Tecnologie, supporto allo sviluppo e competenze manifatturiere sono parte integrante di un’alleanza che segna il ritorno ufficiale del marchio dell’Ovale Blu in Formula 1 dopo 22 anni di assenza.
Non a caso la cornice scelta è stata la Michigan Central Station, edificio simbolo di Detroit, restaurato da Ford dopo anni di abbandono. Un luogo che racconta rinascita e visione industriale, perfettamente in linea con il messaggio della serata. Tra performance, stunt e una presentazione immersiva del power unit, il pubblico ha potuto vedere per la prima volta anche la livrea 2026 di Oracle Red Bull Racing: un design che guarda alle origini del team, impreziosito dalla finitura lucida e dal celebre blu Ford.
A sottolineare il valore del momento sono arrivate le parole dei protagonisti. Laurent Mekies ha parlato di un passaggio storico per la squadra, frutto del lavoro congiunto di circa 2000 persone al Red Bull Technology Campus, pronte ora a portare in pista, già dallo shakedown di Barcellona, una vettura e un power unit completamente Red Bull.
Per Ben Hodgkinson, direttore tecnico di Red Bull Ford Powertrains, il lancio del DM01 rappresenta la materializzazione di un sogno iniziato da zero: strutture, persone, progettazione e assemblaggio costruiti passo dopo passo a Milton Keynes, partendo dall’idea di Mateschitz fino alla realtà odierna.
Sulla stessa linea anche Oliver Mintzlaff, che ha definito la costruzione di un motore proprietario come uno dei passaggi più ambiziosi nella storia del brand, in un contesto regolamentare che nel 2026 cambierà profondamente il volto della Formula 1.
Infine Jim Farley ha ribadito l’orgoglio di Ford nel far parte di un progetto così fuori dagli schemi, celebrato proprio a Detroit, città che incarna le radici dell’industria automobilistica americana.
Con Detroit come palcoscenico e il DM01 pronto a scendere in pista, Red Bull e Ford hanno chiarito il messaggio: il 2026 non è solo un nuovo ciclo regolamentare, ma l’inizio di una nuova identità tecnica, costruita in casa e pensata per guardare lontano.
