Nel futuro del Rally di Roma Capitale potrebbe esserci un posto speciale nel calendario mondiale. A crederci non sono soltanto gli appassionati, ma anche Simon Larkin, Senior Director del WRC Promoter, ovvero uno dei nomi che contano davvero quando si parla di scelte strategiche per il campionato.
Un Mondiale in cerca di nuova linfa
Il contesto non è dei più semplici: il WRC sta vivendo una stagione segnata dal dominio quasi assoluto di Toyota, capace di imporsi in 10 delle 11 gare disputate con la Yaris Rally1. Un monopolio che ha tolto mordente alla sfida con Hyundai e Ford, mentre l’assenza di rally storici come Tour de Corse, Catalunya, Germania, Australia e Nuova Zelanda ha impoverito il calendario in termini di fascino e varietà.
Roma come carta vincente
È proprio qui che entra in gioco il Rally di Roma Capitale. Per Larkin la gara organizzata da Max Rendina ha tutto ciò che serve per colmare il vuoto: un’organizzazione rodata, capace di affrontare anche momenti delicati come dimostrato al Rally del Lazio, e un contesto unico al mondo. La cerimonia di partenza tra la Bocca della Verità e il Colosseo rappresenta un biglietto da visita che nessun’altra tappa può vantare.
Prove già da mondiale
Non solo spettacolo, ma anche sostanza. Le prove su asfalto laziali sono considerate dagli stessi piloti al livello del WRC: la speciale “Monastero” è già vista come un banco di prova di altissimo livello.
L’obiettivo fissato: 2026
Larkin e Rendina guardano con decisione al 2026. L’Italia, orfana di un appuntamento mondiale, vede in Roma l’occasione giusta per rientrare nel grande giro. Con il fascino eterno della Città Eterna e la solidità di un’organizzazione che ha dimostrato di saper crescere anno dopo anno, l’opportunità è troppo importante per essere lasciata sfuggire.
