RWC 2027 – Dentro il sorteggio: equilibri, rivalità e incognite verso l’Australia

Scritto da: Redazione
Pubblicato il 3 Dicembre 2025

Il sorteggio della Rugby World Cup 2027 ha ufficialmente aperto la strada verso il torneo che dal 1° ottobre al 13 novembre riporterà il grande rugby internazionale in Australia. Ventiquattro squadre, sei gironi, una trama fitta di rivalità storiche, prime volte assolute e incroci potenzialmente decisivi già nella fase iniziale. Di seguito un’analisi completa – e rigorosamente riscritta – dei principali temi emersi da ogni pool.


POOL A — Nuova Zelanda, Australia, Cile, Hong Kong China

Il girone che catalizza più attenzione è inevitabilmente il primo, dove Australia e Nuova Zelanda vengono accoppiate nella fase a gruppi per la prima volta nella storia del torneo. L’ultimo precedente mondiale fra le due risale alla finale del 2015, risolta in favore degli All Blacks.
Il ritorno dei Wallabies contro una squadra sudamericana in un girone – dopo Uruguay e Argentina in diverse edizioni – aggiunge un ulteriore tocco di familiarità.
Cile e Hong Kong China si presentano come le novità competitive: i sudamericani affronteranno tre avversarie mai incontrate in un Mondiale, mentre Hong Kong China diventa la 27ª nazionale a debuttare nel torneo.


POOL B — Sudafrica, Italia, Georgia, Romania

I campioni in carica ritrovano una composizione che ormai è quasi una tradizione: terzo Mondiale consecutivo in Pool B e opposizioni prevalentemente europee.
Per Italia e Georgia è un incrocio storico, perché mai si erano trovate nello stesso girone iridato. Gli Azzurri rincontrano il Sudafrica per la seconda volta dopo il 2019, mentre la Georgia ritrova i Campioni del Mondo per la prima volta dal loro debutto nel 2003, proprio in Australia.
Romania chiude il quadro con un percorso che, in passato, l’ha già vista soccombere a tutte e tre le rivali presenti nel gruppo.


POOL C — Argentina, Fiji, Spagna, Canada

Argentina e Fiji si ritrovano in un girone per la prima volta dal 1987: una sfida che aggiunge nostalgia a un girone potenzialmente insidioso.
Per i Pumas sarà un banco di prova ricco di prime volte sul palcoscenico mondiale: contro Spagna e Canada non ci sono precedenti iridati.
Canada, reduce da confronti recenti contro Fiji e Spagna, arriva con riferimenti aggiornati sui suoi avversari; mentre gli spagnoli, alla loro seconda partecipazione, ritrovano un’isola del Pacifico dopo il debutto del 1999.


POOL D — Irlanda, Scozia, Uruguay, Portogallo

Irlanda e Scozia condividono la fase a gironi per la terza edizione consecutiva, un equilibrio che nelle ultime due occasioni ha favorito gli irlandesi, dopo il successo scozzese del 1991.
Per gli uomini in verde si tratta inoltre del ritorno contro un’avversaria sudamericana in un girone, cosa che non accadeva dal 2007.
Portogallo e Uruguay si incrociano per la prima volta nella competizione, mentre la Scozia ritrova entrambe in una sorta di viaggio nel tempo verso le edizioni 1999 e 2007, quando ne affrontò i debutti.


POOL E — Francia, Giappone, USA, Samoa

La Francia trova tre avversarie che hanno segnato tappe significative nella sua storia recente del torneo.
Il Giappone, con cui Les Bleus condividono ricordi legati anche alla RWC 2003 in Australia, rappresenta l’incognita tecnica di un gruppo estremamente equilibrato.
USA e Samoa completano un girone con una lunga storia di intrecci: i Pacific Islanders ritrovano gli americani in un Mondiale giocato fuori dall’Europa per la prima volta, mentre Giappone e Samoa si sfidano per la quarta edizione consecutiva.


POOL F — Inghilterra, Galles, Tonga, Zimbabwe

Il gruppo che probabilmente offre la maggiore varietà storica.
Inghilterra e Galles tornano a confrontarsi in un girone per la prima volta dal celebre 2015, quando i gallesi rovinarono la festa di Twickenham.
Tonga ritrova una squadra contro cui l’Inghilterra ha costruito alcune delle sue vittorie più ampie nella storia del torneo, mentre Zimbabwe amplia il suo numero totale di avversari mondiali portandolo a otto.
La sfida Tonga–Zimbabwe riporta alla mente l’unico precedente di trent’anni fa, quando gli isolani vinsero a Harare.