Il Safari Rally Kenya 2026 si è aperto nel segno della Toyota GAZOO Racing World Rally Team, protagonista assoluta di una prima giornata già durissima e resa ancora più insidiosa da pioggia, fango e condizioni in continuo cambiamento. Dopo le ricognizioni dei giorni scorsi, gli equipaggi si aspettavano un rally già estremo di suo, ma il maltempo ha ulteriormente peggiorato il quadro, rendendo le strade più rovinate, scavate e scivolose sin dalle battute iniziali.
La mattinata di giovedì era iniziata con lo shakedown disputato in condizioni asciutte nei pressi del parco assistenza di Naivasha, utile ai team per verificare assetti e sistemi delle vetture prima del via vero e proprio. Ma il rally è cambiato faccia nel pomeriggio, quando la prova di Camp Moran, lunga 24,35 chilometri, ha subito imposto selezione e sangue freddo. Pioggia e fango hanno trasformato il tratto in una trappola continua, e proprio lì Oliver Solberg ha costruito il primo capolavoro del suo Safari.
Il pilota della Toyota GR Yaris Rally1 ha firmato il miglior tempo nella speciale inaugurale rifilando esattamente 30 secondi al compagno di squadra Elfyn Evans. Un vantaggio pesante, costruito su un ritmo pulito e su una gestione impeccabile di un fondo capace di passare in pochi metri dall’asciutto al fango pieno, con acqua stagnante e grip imprevedibile.
La seconda prova, Mzabibu, molto più corta con i suoi 8,86 chilometri e disputata su fondo più asciutto, ha raccontato un copione diverso sul piano del tempo scratch, con Sébastien Ogier autore del miglior riferimento per appena 4 decimi su Sami Pajari e con Takamoto Katsuta terzo. Solberg ha chiuso quarto, ma abbastanza vicino da incrementare ulteriormente il proprio margine nella classifica generale, salendo a 33,3 secondi su Evans.
A rendere ancora più impressionante il bilancio di giornata per Toyota è la fotografia complessiva della classifica: cinque GR Yaris Rally1 nelle prime cinque posizioni. Alle spalle di Solberg ed Evans si trovano infatti Ogier, staccato di 1’05”1, Katsuta a 1’15”3 e Pajari a 2’06”4. Un dominio netto, costruito non solo sulla velocità ma anche sulla capacità di sopravvivere a un avvio di rally già estremamente selettivo.
Dietro il blocco Toyota, il primo degli inseguitori è Thierry Neuville con la Hyundai i20 N Rally1, sesto a 2’21”9. Seguono Jon Armstrong su Ford Puma Rally1 a 2’32”2, Adrien Fourmaux su Hyundai a 2’38”1 ed Esapekka Lappi, anch’egli su Hyundai, a 2’52”9. Chiude la top ten Gus Greensmith, decimo assoluto con la Toyota GR Yaris Rally2 e leader della categoria WRC2 al suo primo rally con questa vettura.
Le dichiarazioni a fine giornata confermano la durezza del contesto. Juha Kankkunen, vice team principal di Toyota, ha parlato di un inizio estremamente complicato, sottolineando come il tempismo meteo abbia forse favorito i piloti partiti davanti, pur in un quadro generale molto difficile. Ha anche evidenziato la solidità dell’intera squadra, ricordando che Ogier e Pajari hanno trovato pioggia piena, mentre Katsuta ha addirittura affrontato una prova senza note.
Evans ha descritto il via del Safari come estremamente impegnativo, spiegando di aver faticato in più punti a vedere chiaramente attraverso il parabrezza, coperto di fango. Per il gallese, la chiave resterà quella classica del Kenya: usare la testa, spingere quando serve ma senza dimenticare quanto sia facile pagare caro ogni eccesso.
Ogier, dal canto suo, ha letto in maniera positiva il proprio ritardo di poco superiore al minuto, soprattutto considerando le condizioni trovate nella prima prova. Il francese ha sottolineato che diversi equipaggi partiti in una finestra simile alla sua hanno perso ancora più tempo, segnale di una prestazione comunque efficace in uno scenario molto complicato.
Solberg, leader della corsa, ha ammesso di aver guadagnato molto più di quanto si aspettasse. Il suo racconto fotografa perfettamente il livello di difficoltà affrontato: un fondo capace di alternare tratti asciutti, pieno fango e acqua in pochi istanti. Il pilota svedese ha parlato di buon ritmo e di una prova pulita, ma ha anche mantenuto il profilo basso, ricordando che il Safari è ancora lunghissimo e che le condizioni continueranno a cambiare.
Molto particolare anche la giornata di Takamoto Katsuta, che ha rivelato di aver affrontato la prima speciale senza pacenote a causa della perdita di comunicazione con Aaron Johnston. Una situazione al limite, gestita con segnali manuali e con una guida di puro istinto, che rende il suo quarto posto provvisorio ancora più significativo.
Sami Pajari, infine, ha definito la prima prova addirittura più difficile di qualsiasi esperienza vissuta qui lo scorso anno, arrivando a considerarla forse la speciale più complicata mai affrontata in carriera. Nonostante il tempo perso, il finlandese ha ritrovato sensazioni migliori già nel secondo tratto, dove ha sfiorato il miglior tempo, lasciando intravedere margini di crescita per la giornata successiva.
Il venerdì si preannuncia già decisivo. Sarà infatti la giornata più lunga dell’intero rally dal punto di vista del chilometraggio competitivo, con otto prove speciali per un totale di 125,01 chilometri cronometrati. Camp Moran e Mzabibu torneranno infatti in programma per aprire e chiudere la tappa, mentre nel mezzo ci sarà una tripletta di prove attorno al lago Naivasha da percorrere due volte, separate dall’assistenza di metà giornata. In un Safari così, però, i numeri contano fino a un certo punto: serviranno lucidità, resistenza e capacità di leggere una strada che cambia volto a ogni passaggio.
