Oliver Solberg ha firmato il primo vero strappo del Safari Rally Kenya 2026, prendendosi la leadership della classifica al termine del giovedì grazie a una prestazione solidissima in condizioni che hanno trasformato l’apertura della gara in una lotta di sopravvivenza. Sulla prova di Camp Moran, lunga 24,35 chilometri, la pioggia battente ha reso il fondo un terreno insidioso, fangoso e imprevedibile, ma il pilota svedese è riuscito a interpretare meglio di tutti una situazione in continuo cambiamento, portando la sua Toyota GR Yaris Rally1 al comando con quasi mezzo minuto di margine.
La prova inaugurale nei pressi di Naivasha ha subito messo in chiaro quale sarebbe stato il tono del rally. L’acqua ha cambiato il volto del percorso, trasformando ogni tratto in una possibile trappola e rendendo la lettura della strada ancora più delicata. In questo scenario, Solberg ha trovato il ritmo giusto e soprattutto la capacità di adattarsi rapidamente a un fondo che mutava curva dopo curva. Le sue parole all’arrivo hanno raccontato bene la natura della sfida affrontata: un’avventura, con passaggi asciutti seguiti improvvisamente da sezioni bagnate e scivolose dietro l’angolo.
Alle sue spalle ha limitato i danni Elfyn Evans, secondo assoluto al termine delle prime due speciali. Il gallese ha dovuto convivere con una situazione complicata soprattutto nella fase centrale della prova, quando ha esaurito il liquido lavavetri e si è trovato a gestire la visibilità ridotta dal fango che si accumulava sul parabrezza. Solo un acquazzone nel finale gli ha dato un aiuto inatteso, ripulendo parzialmente il vetro e consentendogli di arrivare al traguardo contenendo il distacco.
In terza posizione si è inserito Sébastien Ogier, già oltre il minuto dalla vetta dopo le prime due prove disputate. Il nove volte campione del mondo aveva previsto ampie oscillazioni cronometriche a causa delle condizioni e l’andamento della giornata gli ha dato ragione. Il distacco accusato dal francese evidenzia quanto il Safari, anche dopo appena due speciali, abbia già iniziato a selezionare gli equipaggi non solo sul piano della velocità pura ma soprattutto su quello della gestione.
Subito dietro, Takamoto Katsuta ha vissuto una partenza movimentata. Il giapponese ha perso l’interfono prima della prova iniziale ed è stato costretto a proseguire con il copilota Aaron Johnston che comunicava attraverso segnali manuali. Nonostante un inconveniente tanto penalizzante in un contesto simile, l’equipaggio è riuscito a contenere il ritardo, chiudendo quarto assoluto a soli 10,2 secondi da Ogier. Un dato che conferma non solo la competitività del pacchetto Toyota, ma anche la capacità dell’equipaggio di reagire con lucidità a una situazione estremamente anomala.
Più staccato Sami Pajari, anch’egli su Toyota, che ha terminato la giornata con quasi un minuto di ritardo da Katsuta. La casa giapponese, nel complesso, ha comunque occupato stabilmente le posizioni di vertice in questo avvio, mostrando una tenuta generale superiore in un pomeriggio in cui le condizioni hanno premiato chi è riuscito a unire velocità, pulizia di guida e adattamento continuo.
Molto più complicato, invece, l’inizio di rally per Hyundai Motorsport. Tutte e tre le i20 N Rally1 hanno accusato problemi di surriscaldamento sulla seconda prova speciale, con il fango che ha ostruito i radiatori compromettendo il raffreddamento delle vetture. Thierry Neuville, sesto a fine giornata, ha descritto l’esperienza come qualcosa di difficilmente spiegabile a parole, sottolineando anche come la posizione di partenza non abbia aiutato. Il belga ha inoltre raccontato di aver provato a pulire il radiatore prima della prova, senza però riuscire a rimuovere abbastanza sporco da evitare il problema in gara.
La giornata della squadra coreana si è quindi trasformata presto in una rincorsa. Adrien Fourmaux ed Esapekka Lappi hanno chiuso rispettivamente ottavo e nono, in un contesto in cui la difficoltà tecnica del fondo e le criticità meccaniche hanno impedito a Hyundai di inserirsi stabilmente nella lotta per il vertice in questa fase iniziale della gara.
Tra le note più interessanti del giovedì c’è anche la prestazione di Jon Armstrong. L’irlandese di M-Sport Ford, al debutto su sterrato con una Rally1, ha impressionato per solidità e capacità di restare fuori dai guai, chiudendo in settima posizione. La sua sintesi della prima speciale, definita semplicemente come un concentrato di fango, rende bene il tipo di scenario affrontato. Più difficile invece la giornata del compagno di squadra Josh McErlean, precipitato in quattordicesima piazza dopo aver dovuto gestire un aumento della temperatura dell’acqua sulla seconda speciale.
A completare la top 10 è stato Gus Greensmith, decimo assoluto e primo tra le WRC2. Il britannico ha così aperto nel migliore dei modi il suo debutto con la Toyota GR Yaris Rally2, mettendosi subito davanti nella categoria in un contesto dove anche solo arrivare indenni al termine delle prove aveva già un valore importante.
Il Safari Rally Kenya, insomma, ha iniziato subito a fare il Safari Rally Kenya. Pioggia, fango, visibilità precaria, problemi tecnici e distacchi pesanti hanno già ridisegnato la classifica dopo appena una parte di giornata. Oliver Solberg è stato il migliore nel leggere il caos e nel trasformarlo in vantaggio concreto. Ma con condizioni così instabili e un rally che tradizionalmente non perdona nulla, il margine costruito dal pilota svedese rappresenta soprattutto un segnale forte più che una garanzia. Dietro di lui, la sensazione è che questa gara abbia appena iniziato a raccontare la sua parte più dura.
