Il Safari Rally Kenya, terzo appuntamento del Campionato del Mondo Rally 2026, rappresenta da sempre una delle prove più dure e imprevedibili del calendario. Ed è proprio con questo spirito che Hyundai Shell Mobis World Rally Team si prepara alla trasferta africana del 12-15 marzo, puntando prima di tutto a un risultato solido e senza errori.
Il rally keniano si sviluppa attorno alla zona di Naivasha per un totale di 350,52 chilometri cronometrati, distribuiti in 20 prove speciali. Un percorso che alterna tratti veloci sulle pianure africane a sezioni lente e polverose, dove il famigerato fesh-fesh – una polvere finissima e insidiosa – può mettere in difficoltà anche i piloti più esperti. A questo si aggiungono condizioni meteorologiche imprevedibili e persino la presenza della fauna locale, elementi che rendono il Safari una gara completamente diversa da tutte le altre.
Tre equipaggi Hyundai al via
La squadra coreana schiererà tre Hyundai i20 N Rally1, con una line-up che unisce esperienza e velocità.
Accanto ai campioni del mondo Thierry Neuville e Martijn Wydaeghe, ci saranno Adrien Fourmaux con Alexandre Coria e Esapekka Lappi insieme a Enni Mälkönen, quest’ultimi alla seconda gara consecutiva della stagione.
Il team arriva in Kenya forte di tre podi conquistati nelle edizioni precedenti, compreso un doppio piazzamento tra i primi tre nella scorsa stagione. Tuttavia, il Safari resta una gara dove la resistenza e la gestione dei rischi contano quanto la pura velocità.
Wheatley: “Qui serve rispetto e pazienza”
Secondo il WRC Sporting Director Andrew Wheatley, il rally africano rappresenta una sfida completamente diversa rispetto ai primi appuntamenti del mondiale.
Dopo la gara ad alta velocità disputata in Svezia, il Kenya richiede un approccio opposto: rispetto per il terreno e capacità di adattarsi alle condizioni. Sarà inoltre la prima volta che Hyundai affronterà il Safari con la specifica Evo della i20 N Rally1, una configurazione che ha già dimostrato buone potenzialità su eventi simili nella scorsa stagione.
Il meteo potrebbe rivelarsi uno dei fattori chiave: piogge intense e molto localizzate possono cambiare completamente il fondo di una prova speciale nel giro di pochi minuti, rendendo la gestione della gara ancora più complessa.
Le lezioni della Svezia
Il Rally di Svezia non ha regalato il risultato sperato al team, ma ha comunque fornito informazioni utili per lo sviluppo della vettura. Le difficoltà di feeling con il grip su superfici a bassa aderenza hanno evidenziato alcuni aspetti su cui lavorare.
Il team ha sfruttato quell’esperienza per analizzare i problemi e accelerare il lavoro di sviluppo in vista dei test dedicati proprio al Safari Rally Kenya.
Neuville: “Serve proteggere la macchina”
Per Thierry Neuville, il Safari resta una delle prove più impegnative per piloti e vetture. Il belga ricorda come l’edizione precedente abbia finalmente portato il primo podio personale in Kenya, un risultato che rappresenta il punto di riferimento per l’edizione 2026.
Il vero equilibrio sarà tra prestazione e affidabilità. La configurazione della vettura dovrà proteggere la meccanica su terreni estremamente duri, mentre la gestione delle gomme sarà fondamentale per evitare forature, una delle insidie più frequenti di questo rally.
Fourmaux: posizione favorevole sulla strada
Anche Adrien Fourmaux sottolinea l’unicità dell’evento. Il Safari mescola fango, polvere, buche profonde e lunghi tratti estremamente sconnessi, condizioni che mettono a dura prova sia le vetture sia il lavoro dei meccanici.
Partire quarto sulla strada potrebbe rivelarsi un vantaggio: consente infatti di evitare i tratti più distrutti che si trovano più indietro nell’ordine di partenza, ma allo stesso tempo permette di sfruttare le traiettorie già pulite dalle vetture precedenti.
Il suo obiettivo è chiaro: portare a termine una gara pulita e restare in lotta per il podio.
Lappi: affidabilità prima della velocità
Per Esapekka Lappi, la chiave del Safari non è tanto la prestazione pura quanto la capacità di arrivare in fondo senza problemi. La squadra ha lavorato anche su aspetti pratici come il sistema anti-appannamento, fondamentale per garantire visibilità in caso di pioggia intensa.
Una delle incognite principali resta il fesh-fesh, una condizione difficile da simulare nei test europei. In molti casi, ammette il finlandese, l’unica strategia è affrontarlo a tutta velocità sperando che la vettura regga l’urto.
Una gara dove tutto può succedere
Il Safari Rally Kenya è uno di quegli eventi dove la classifica può cambiare in qualsiasi momento. Buche, fango, polvere, pioggia improvvisa e lunghi trasferimenti trasformano la gara in una prova di resistenza.
Per Hyundai, l’obiettivo dichiarato è semplice quanto ambizioso: una gara pulita, senza errori, e un bottino importante di punti per il mondiale. In un rally dove spesso vince chi riesce a sopravvivere alle insidie, la pazienza potrebbe valere quanto la velocità.
