Shanghai tra dubbi, adattamento e primi verdetti: la conferenza FIA del giovedì racconta una Formula 1 2026 ancora tutta da decifrare

SHANGHAI, CHINA - MARCH 12: Gabriel Bortoleto of Brazil and Audi F1 Team shows something on his phone to Max Verstappen of the Netherlands and Oracle Red Bull Racing and Alexander Albon of Thailand and Williams in the Drivers Press Conference during previews ahead of the F1 Grand Prix of China at Shanghai International Circuit on March 12, 2026 in Shanghai, China. (Photo by Sam Bagnall/Sutton Images) // Getty Images / Red Bull Content Pool

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 12 Marzo 2026

La vigilia del Gran Premio di Cina 2026 ha restituito l’immagine di una Formula 1 ancora in piena fase di assestamento. Dalla conferenza stampa FIA del giovedì a Shanghai è emerso con chiarezza un quadro comune a quasi tutto il paddock: le nuove monoposto hanno aperto scenari tecnici diversi dal passato, i riferimenti sono ancora fragili e, dopo Melbourne, nessuno sembra davvero convinto di aver già compreso fino in fondo il proprio pacchetto.

Le parole dei piloti presenti nei due gruppi della conferenza – da Pierre Gasly a Fernando Alonso, da Max Verstappen ad Alex Albon, fino a Gabriel Bortoleto – hanno disegnato un campionato partito sotto il segno dell’incertezza tecnica, dell’adattamento e della necessità di accumulare chilometri. In molti casi, più che parlare di prestazione assoluta, i protagonisti hanno insistito sulla necessità di capire la macchina, gestire l’energia, migliorare affidabilità, set-up e sfruttamento gomme.

Alpine, Gasly non nasconde le difficoltà: “Siamo lontani dal potenziale massimo”

Pierre Gasly ha affrontato senza giri di parole l’inizio di stagione dell’Alpine. Il francese ha descritto Melbourne come un weekend da cui il team ha tratto molte lezioni, ma anche come una tappa che ha evidenziato quanto la squadra sia ancora distante dal potenziale massimo del pacchetto tecnico a disposizione.

Secondo Gasly, i problemi emersi non si possono ridurre a un solo fattore. Il lavoro da fare riguarda più aree contemporaneamente: comprensione della vettura, messa a punto, power unit, massimizzazione dell’energia, rendimento in qualifica e passo gara. Il pilota francese ha spiegato che in Australia la squadra ha probabilmente sottoperformato rispetto alle proprie possibilità e per questo si aspetta un quadro migliore in Cina, anche grazie ad alcuni aggiornamenti che dovrebbero portare ulteriore prestazione.

Gasly ha anche chiarito che la minore competitività vista a Melbourne rispetto ai test del Bahrain non dipende da una sola causa né, necessariamente, da un tema puramente legato al circuito. A suo giudizio, il tracciato e le condizioni australiane hanno penalizzato maggiormente l’Alpine, ma il team non è stato nemmeno perfetto nel valorizzare ciò che aveva a disposizione. In particolare, ha citato alcuni problemi al motore nelle prove libere, il forte focus sull’energia e la possibilità di aver trascurato elementi importanti relativi a pneumatici e set-up.

Sul piano umano, Gasly ha descritto un ambiente consapevole ma non allarmato. Dopo una stagione 2025 complicata, il francese ha spiegato che in squadra c’è la convinzione di dover lavorare di più e meglio, senza però scivolare nel dramma. Il verdetto interno è semplice: l’avvio non è stato all’altezza delle attese, ma la situazione può essere corretta già a partire da questo fine settimana.

Haas, Ocon vede una base solida: “Possiamo costruire da qui”

Di tono differente l’analisi di Esteban Ocon, che ha raccontato un inizio di campionato positivo per Haas. Il francese ha parlato di una vettura con una base solida, ancora da comprendere e massimizzare, ma già capace di mostrare segnali incoraggianti.

Ocon ha spiegato che in Australia la qualifica non ha restituito il vero potenziale della macchina, anche a causa della rottura del fondo nell’ultimo tentativo. In gara, invece, il comportamento della squadra è stato giudicato convincente. Per questo motivo l’obiettivo del weekend cinese sarà confermare quanto visto domenica a Melbourne, pur nella difficoltà di un fine settimana Sprint che offre un solo turno di prove libere.

Uno degli elementi chiave sottolineati dal pilota Haas riguarda il confronto con l’avvio dello scorso anno. A Melbourne 2025 la squadra si era trovata in una situazione critica, mentre ora la sensazione interna è di poter lavorare su una base credibile, senza dover ricorrere a correzioni drastiche o a un reset completo. Ocon ha insistito soprattutto sul concetto di equilibrio della vettura, considerato il principale salto in avanti rispetto al passato. Se il team riuscirà a mettere insieme tutti gli elementi nel corso del weekend, il francese ritiene possibile lottare per un risultato importante.

Aston Martin-Honda, Alonso realista: “Siamo a square one”

Fernando Alonso è stato probabilmente il più netto nel fotografare le difficoltà del proprio team. Lo spagnolo ha ammesso che la situazione vissuta a Melbourne non può essere cambiata radicalmente nel giro di pochi giorni e che Aston Martin si prepara a un altro weekend complicato, con l’obiettivo di capire la macchina e limitare i danni.

Il due volte campione del mondo ha spiegato che la priorità assoluta è completare giri. Per Alonso, in questa fase ogni tornata senza problemi ha un valore enorme, perché il team è ancora molto indietro nel processo di comprensione della monoposto. Il paragone numerico da lui proposto è eloquente: mentre altri hanno completato l’equivalente di mille giri dal test di Barcellona, Aston Martin sarebbe ferma a circa cento. Di conseguenza, il lavoro non è ancora nemmeno nella fase di ottimizzazione, ma in quella iniziale di esplorazione.

Lo spagnolo ha descritto un fine settimana positivo come un weekend “normale”: prove libere regolari, qualifica regolare, tanti chilometri e possibilmente la possibilità di completare l’intera gara di domenica. Un traguardo che, letto in controluce, conferma quanto il progetto Aston Martin-Honda sia ancora lontano dalla stabilità.

Molto significativa anche la sua risposta al commento di Adrian Newey, che aveva parlato di un Alonso in una fase mentale difficile. Il pilota ha ridimensionato questa lettura, spiegando che per lui il dolore sportivo è lo stesso ogni volta che non si lotta per vincere, indipendentemente dal fatto che il risultato finale sia un terzo, un quinto o un diciassettesimo posto. Alonso ha ricordato la fortuna di aver corso in epoche diverse, di aver guidato auto competitive per una parte importante della propria carriera e di aver superato i cento podi in Formula 1. Oggi, ha aggiunto, è dentro un nuovo percorso con Aston Martin e Honda, un percorso iniziato male ma che va affrontato con spirito costruttivo.

Alonso e il nodo Honda: collaborazione, problemi e pazienza

Tra i passaggi più forti della conferenza c’è stato anche quello relativo al rapporto con Honda. Alonso ha respinto l’idea di una sua trasformazione radicale rispetto ai tempi della precedente esperienza con il costruttore giapponese, osservando che già allora la situazione tecnica era stata giudicata per ciò che era: un progetto non sufficientemente maturo al momento del debutto.

Il pilota spagnolo ha sostenuto che, a distanza di anni, molti osservatori stiano rivalutando quelle critiche, comprendendo meglio quanto fosse acerba quella power unit. Oggi, secondo Alonso, il compito è diverso: non alimentare polemiche ma lavorare duramente, aiutando Honda il più possibile. Aston Martin sta mettendo risorse proprie al servizio dello sviluppo del motore, intervenendo su aspetti come vibrazioni, deployment e analisi dei dati, in una collaborazione che Alonso ha definito pienamente integrata. Il messaggio, però, è stato altrettanto chiaro: non ci sarà una soluzione immediata.

Alla domanda sui tempi necessari per tornare a un weekend “normale”, Alonso ha ammesso di non avere una risposta precisa. I problemi sono ancora troppi e soprattutto continuano a presentarsi questioni impreviste. La speranza è che nel giro di un paio di Gran Premi il team riesca quantomeno a completare regolarmente le sessioni, ma per la competitività vera servirà più tempo, anche perché, una volta sistemata l’affidabilità, resterà da colmare il ritardo in termini di potenza.

Partenze, batterie e sicurezza: preoccupazioni condivise

Uno dei temi più sentiti della conferenza è stato quello delle partenze, già finite sotto osservazione dopo quanto accaduto in Australia. Ocon ha parlato di un episodio potenzialmente drammatico, sottolineando che nessuno vuole vedere situazioni simili né in Formula 1 né in Formula 2. Gasly ha definito le partenze attuali una sorta di lotteria, spiegando che il risultato non dipende soltanto dalla procedura del pilota ma anche da ciò che la power unit fa o non fa in quel momento.

Il francese ha evidenziato come i grandi scarti prestazionali allo старт siano oggi legati a variabili esterne al controllo diretto del pilota, e che questo renda la situazione spettacolare per il pubblico ma non necessariamente equa per chi è in pista. Anche Alonso, con un secco “same”, si è accodato alla lettura dei colleghi.

Più avanti, Max Verstappen è tornato sullo stesso tema, parlando apertamente di una situazione pericolosa quando si parte con batteria quasi scarica o con livelli troppo bassi di energia disponibile. L’olandese ha spiegato che Red Bull è in discussione con la FIA per individuare correzioni semplici ma da autorizzare regolamentarmente. Secondo lui, si tratta di un problema che può essere risolto senza particolari complicazioni, ma che non può essere ignorato visto il rischio visto a Melbourne.

Le nuove vetture 2026 dividono: più azione, ma una sfida diversa

La conferenza ha offerto anche una riflessione molto interessante sul piacere di guida delle nuove monoposto. Gasly ha scelto una posizione equilibrata: guidare le auto più veloci del mondo resta comunque qualcosa di entusiasmante, anche se il livello di divertimento può cambiare. A suo giudizio è ancora troppo presto per un giudizio definitivo dopo un solo weekend, ma è chiaro che i piloti vorranno dialogare con la Formula 1 per rendere queste vetture più gratificanti da guidare, senza perdere di vista l’equilibrio tra spettacolo televisivo e purezza tecnica.

Ocon ha messo in evidenza soprattutto il comportamento in curva. Per lui, sotto questo profilo, le nuove vetture rappresentano un passo avanti rispetto al 2025: più prevedibili, più attaccabili e con una dinamica che gli ricorda, per certi versi, le migliori monoposto del 2016. Ha anche riconosciuto che in gara si è vista più azione, seppure spesso caotica. Il limite attuale, secondo il francese, è che il pilota non riesce ancora a incidere quanto vorrebbe attraverso lo stile di guida o scelte “strategiche” al volante.

Alonso ha proposto la riflessione più profonda. Ha distinto chiaramente tra il piacere di correre, che resta intatto per chi ama davvero guidare, e il tipo di sfida offerta da queste nuove vetture. Secondo lo spagnolo, alcune curve che in passato richiedevano coraggio, precisione e gestione del limite fisico oggi vengono utilizzate soprattutto per ricaricare la batteria, più che per costruire il tempo sul giro. Per questo motivo ha parlato di una sfida diversa, non necessariamente meno degna, ma certamente lontana dalla Formula 1 nella quale è cresciuto.

Shanghai osservata dai piloti: una Cina profondamente cambiata

Interessante anche il passaggio dedicato al ruolo della Cina nel motorsport. Alonso, che qui corre fin dai primi anni del Gran Premio, ha descritto Shanghai come una città profondamente trasformata rispetto al 2004. Ha parlato di miglioramenti enormi nella qualità urbana, nel traffico, nell’organizzazione e nella sicurezza stradale, definendo il cambiamento “magnifico”.

Ocon ha confermato l’impressione di un ambiente ormai totalmente immerso nello spirito delle corse, dal supporto dei tifosi all’atmosfera che si respira dall’aeroporto agli hotel fino al circuito. Il francese ha citato anche il livello di evoluzione tecnologica percepito nella vita quotidiana, oltre alla crescita del settore automobilistico cinese.

Verstappen, Red Bull e il limite attuale: “Non possiamo lottare con quei team”

Nel secondo gruppo della conferenza, Max Verstappen ha tracciato un’analisi molto lucida della situazione Red Bull. Il campione del mondo ha riconosciuto che il potenziale esiste, ma tutto dipenderà dalla capacità di estrarlo nel corso dell’anno. Per ora, però, la realtà è che la RB non è al livello dei quattro migliori riferimenti emersi a Melbourne.

Verstappen ha spiegato che, anche con una partenza migliore in griglia, il massimo ottenibile in Australia sarebbe probabilmente stato un quinto posto, perché in gara la vettura non aveva il ritmo dei primi quattro e soffriva molto di degrado e graining. Anche in vista di Shanghai, l’olandese non si è sbilanciato. Ha definito l’attuale scenario un’autentica giungla, nella quale è difficile capire quanto dei distacchi dipenda dal circuito e quanto invece dal valore assoluto delle macchine.

Il suo obiettivo, più che aspettarsi miracoli immediati, è vedere il gap ridursi e non ampliarsi ulteriormente rispetto a quanto emerso a Melbourne.

Verstappen tra F1 e endurance: Nürburgring, libertà e desiderio di guidare altrove

Una parte consistente dell’attenzione mediatica si è concentrata sul futuro agonistico parallelo di Verstappen, che ha confermato la partecipazione alla 24 Ore del Nürburgring. L’olandese ha definito la gara una delle più belle del mondo e la Nordschleife uno dei tracciati più affascinanti in assoluto, soprattutto da affrontare con una GT, ritenuta da lui la categoria perfetta per quel tipo di circuito.

Verstappen ha spiegato che questo progetto era stato pianificato indipendentemente dalla qualità della stagione 2026 in Formula 1. Tuttavia, è emerso chiaramente come la possibilità di correre altrove rappresenti anche una fonte di entusiasmo supplementare in un momento in cui il feeling con l’attuale F1 non è ottimale. Pur ribadendo di non voler lasciare la categoria, ha ammesso di non divertirsi davvero alla guida di queste monoposto quanto vorrebbe.

A rendergli più piacevole il contesto, ha detto, sono il rapporto con la squadra e il lavoro con le persone del team e del reparto motori. Ma è evidente che le corse endurance, la dimensione più old-school del paddock GT e la libertà di vivere ambienti meno politici rappresentino per lui un richiamo forte. Verstappen ha anche sottolineato di voler esplorare queste esperienze adesso, non a quarant’anni, perché ritiene questo il momento ideale della carriera per farlo.

Il caso Kimi Antonelli e la corsa al titolo: Verstappen apre, ma senza sbilanciarsi

Tra le risposte più riprese c’è anche quella su Kimi Antonelli. Considerando il buon avvio Mercedes e il rapporto positivo che li lega, Verstappen ha detto di sperare che il giovane italiano sia davvero pronto per una lotta mondiale, perché desidera un fronte alto il più possibile combattuto. Allo stesso tempo ha ricordato che per giocarsi un titolo serve continuità, capacità di massimizzare sempre il risultato e solidità lungo tutto l’arco del campionato.

Sulla possibilità che nella corsa possano inserirsi anche Lewis Hamilton o Charles Leclerc, l’olandese ha evitato ogni previsione, sostenendo che tutto dipenderà dalle curve di sviluppo delle squadre e da ciò che emergerà nelle prossime gare.

Williams, Albon ammette la delusione: Shanghai rischia di essere ancora più dura

Alex Albon ha riconosciuto apertamente che la Williams non si trova dove sperava di essere. La squadra è delusa dal punto di partenza della stagione e il distacco non riguarda soltanto la vetta della griglia, ma anche il vertice del midfield. Secondo il thailandese, il team ha comunque un piano chiaro per recuperare, pur sapendo che servirà più tempo di quanto si vorrebbe.

Il pilota ha anche spiegato che Shanghai potrebbe addirittura esporre maggiormente i limiti della vettura rispetto a Melbourne. Lo scorso anno, ha ricordato, Albert Park si era rivelata una pista favorevole per Williams, mentre la Cina aveva mostrato tutte le fragilità di un’auto con caratteristiche non ideali per un tracciato front-limited e capace di esaltare il sottosterzo. Proprio per questo Albon si aspetta un weekend ancora più impegnativo.

Audi sorride con Bortoleto: debutto incoraggiante e fiducia crescente

Tra le note più positive della conferenza c’è stata la serenità con cui Gabriel Bortoleto ha raccontato il primo weekend della nuova Audi. Il brasiliano ha ammesso di non aspettarsi un esordio così convincente: dopo lo shakedown di Barcellona e il lavoro svolto in Bahrain, l’obiettivo principale era capire dove si collocasse il progetto. Andare in Q3 e conquistare punti subito al debutto è stato, nelle sue parole, qualcosa di estremamente positivo.

Sul piano personale, Bortoleto ha raccontato di sentirsi molto più stabile e consapevole rispetto allo stesso momento del 2025. Il secondo anno in Formula 1 gli consente di affrontare i weekend con maggiore tranquillità, con una visione più chiara del metodo di lavoro e con un rapporto ormai consolidato con le persone del team. Ha anche spiegato di sentirsi molto più coinvolto nel progetto ora che l’identità Audi sta prendendo forma concreta.

Sprint weekend, opinioni diverse ma un punto in comune: nessuno sarà davvero pronto

Il formato Sprint così presto nella stagione non entusiasma particolarmente chi è ancora in piena fase di apprendimento. Gasly ha detto chiaramente che, se gli si chiede se la macchina sarà davvero ottimizzata già entro la Sprint Qualifying del venerdì, la risposta è no. Ocon ha riconosciuto la stessa difficoltà, pur aggiungendo che il format ha comunque un lato divertente.

Alonso, dal canto suo, ha quasi relativizzato il problema: Aston Martin è in modalità sopravvivenza, quindi un weekend Sprint cambia poco. La speranza, piuttosto, è sfruttare eventuali difficoltà altrui.

Nel secondo gruppo, Bortoleto ha osservato che il weekend Sprint non cambierà sostanzialmente il processo di apprendimento: si continuerà a sperimentare anche nelle sessioni competitive, semplicemente con meno tempo a disposizione. Albon ha aggiunto che, rispetto a Melbourne, Shanghai dovrebbe essere meno punitiva sul piano della gestione dell’energia, anche se il carico mentale resta notevole.

Verstappen, fedele al suo stile diretto, ha liquidato la questione con poche parole, sottintendendo che la difficoltà è comune a tutti.

Energia, simulatore e ironia: da Mario Kart al lavoro vero

Il tema dell’energy management è riemerso anche nelle domande finali. Albon ha ammesso che dopo Melbourne ci sono alcuni limiti molto evidenti, a partire dal fatto che certe scelte di guida influenzano pesantemente la disponibilità della batteria. Questo rende la guida mentalmente molto più gravosa.

Bortoleto ha spiegato che il simulatore può aiutare, ma che molto del lavoro viene comunque svolto da piloti dedicati e tecnici mentre i titolari sono in pista. Per il brasiliano, guidare tanto al simulatore resta soprattutto una passione, più che uno strumento legato esclusivamente alla gestione dell’energia.

Verstappen ha invece scelto la via dell’ironia, dicendo di aver trovato una soluzione più economica: sostituire il simulatore con il Nintendo Switch e allenarsi con Mario Kart, scherzando su funghi, gusci blu e altri elementi del videogioco. Un momento leggero che ha alleggerito una conferenza in realtà piuttosto densa di preoccupazioni tecniche.

Una conferenza che conferma il vero tema del 2026: capire prima ancora che spingere

La conferenza FIA del giovedì a Shanghai non ha consegnato soltanto le consuete dichiarazioni della vigilia. Ha soprattutto certificato che la stagione 2026, almeno in questa sua fase iniziale, è dominata dalla ricerca di comprensione. I team devono ancora capire fino in fondo le vetture, i piloti stanno ridefinendo il proprio modo di guidare e il tema dell’energia ha già assunto un peso centrale, sia sul piano della prestazione sia su quello della sicurezza.

Alpine cerca risposte e margine di crescita, Haas si aggrappa a una base promettente, Aston Martin vive una fase quasi embrionale del progetto con Honda. Red Bull sa di non avere ancora il passo dei migliori, Williams teme di soffrire ancora e Audi si gode un avvio incoraggiante. In mezzo, resta una Formula 1 che ha aumentato l’incertezza, moltiplicato le variabili e rimesso molte certezze in discussione.

Shanghai, con il suo weekend Sprint, sarà un banco di prova immediato e severo. Ma se la conferenza del giovedì ha raccontato qualcosa con forza, è che in questo avvio di 2026 nessuno può ancora permettersi di sentirsi arrivato.