La Dakar Rally 2026 continua a ribaltare certezze e classifiche. Alla terza tappa, la più lunga finora, con partenza e arrivo ad AlUla, la graduatoria di giornata racconta una Dakar imprevedibile: protagonisti abituali lontani dalle posizioni di vertice e risultati che sorprendono già a colpo d’occhio.
Dopo il successo di tappa del giorno precedente, Seth Quintero ha chiuso la speciale in 93ª posizione, mentre il vincitore della prima tappa, Guillaume De Mevius, è scivolato addirittura al 142° posto. Anche nomi di primo piano come Sébastien Loeb e Nasser Al-Attiyah hanno terminato lontani dal podio, rispettivamente 25° e 19°. Segno di una tappa che ha premiato resistenza, lucidità e capacità di adattamento più che la pura velocità.
In questo contesto si inserisce la prova dei fratelli Totani, partiti al mattino dalla 127ª posizione. Per oltre 400 chilometri hanno corso immersi nella polvere dei concorrenti che li precedevano, affrontando una lunga sequenza di sorpassi. Il bilancio finale è più che positivo: 79° posto assoluto considerando tutte le categorie, 7° tra le vetture a due ruote motrici e 50° nella classifica riservata alle auto, in una graduatoria che include anche camion, SSV e Challenger oltre alle Stock.
Le difficoltà non sono mancate. Come racconta Tito Totani, uno dei momenti più complessi è stato il lungo inseguimento a un camion che ha costretto l’equipaggio a procedere per oltre trenta chilometri senza possibilità di attacco, con visibilità ridotta quasi a zero da un fesh fesh finissimo. In più di un’occasione è stato necessario fermarsi, perché la polvere impediva letteralmente di distinguere la pista davanti alle ruote.
Nonostante tutto, la giornata si è chiusa senza soste forzate, senza forature e con una vettura sempre affidabile. Un recupero netto, che restituisce fiducia all’equipaggio in vista delle prossime tappe. Sullo sfondo resta il tema delle partenze e dei cosiddetti “trenini”, al centro di nuove riunioni di giuria: un problema noto da anni, regolamentato ma mai realmente risolto, che difficilmente troverà una soluzione a gara in corso.
Lo sguardo è già rivolto a domani, quando scatterà la quarta tappa, prima parte della marathon 2026. Gli equipaggi dovranno affrontare la speciale senza assistenza diretta, puntando a raggiungere il bivacco denominato “Refuge” limitando i danni. Moto e auto seguiranno percorsi in parte differenti: 64 chilometri di trasferimento porteranno a una speciale di 452 km, con un punto di assistenza intermedio al CP1.
La navigazione sarà ancora una volta decisiva, tra piste sabbiose che si incrociano, tracce della tappa precedente da interpretare con attenzione, canyon, oued e tratti di puro fuoripista. Un terreno che esalta l’esperienza e la precisione, elementi con cui i Totani stanno prendendo sempre maggiore confidenza in questa Dakar che, tappa dopo tappa, continua a sorprendere.
