La bandiera a scacchi della Dakar Rally 2026 è ormai all’orizzonte e TOYOTA GAZOO Racing W2RC si avvicina al traguardo dopo aver superato anche l’ultimo vero banco di prova dell’edizione: la durissima Stage 12 da Al Henakiyah a Yanbu. Una giornata da 720 chilometri complessivi, con 311 di speciale, che ha messo insieme tutto ciò che la Dakar sa offrire: piste veloci, tratti rocciosi, dune spettacolari e lunghi altopiani.
Dopo le difficoltà che avevano definitivamente spento le ambizioni di vittoria assoluta, il team giapponese ha ritrovato solidità e concretezza, portando tutte e tre le DKR GR Hilux al traguardo con un podio di tappa e due vetture nella top 10.
Protagonisti di giornata Toby Price e Armand Monleón, sempre costanti e incisivi lungo tutta la speciale. L’equipaggio della #204 ha chiuso al terzo posto, a soli 85 secondi dalla vittoria, centrando il secondo podio di questa Dakar e risalendo all’ottavo posto assoluto in vista dell’ultima tappa.
Progressi importanti anche per Seth Quintero e Andrew Short, che hanno proseguito la rimonta dopo i problemi accusati nei giorni precedenti. L’undicesimo posto di Stage 12 consente all’equipaggio della #203 di entrare nella top 10 della classifica generale, ora nona.
Giornata complicata ma combattiva per Henk Lategan e Brett Cummings, rientrati in gara dopo le riparazioni notturne alla #202. Penalizzati dalla posizione di partenza e da due forature, hanno comunque chiuso noni di tappa. Il pesante ritardo accumulato in precedenza li mantiene fuori dalla top 10 assoluta, in 21ª posizione.
La vittoria di tappa è andata ancora a Nasser Al-Attiyah con Dacia Sandriders, davanti a Mitch Guthrie per Ford Racing, allungando ulteriormente in testa alla classifica generale del Dakar Rally.
Ora resta solo l’atto finale. Sabato, a Yanbu, una speciale di 105 chilometri decreterà le classifiche definitive e chiuderà ufficialmente il primo round del FIA World Rally-Raid Championship 2026. Per Toyota Gazoo Racing W2RC l’obiettivo è chiaro: spingere fino all’ultimo metro, capitalizzare quanto costruito e salutare il deserto saudita con un’ultima prova all’altezza di una Dakar che, ancora una volta, non ha fatto sconti a nessuno.
