La crisi tra Trapani Shark e la Federazione Italiana Pallacanestro ha raggiunto il punto di massima rottura con l’esclusione del club dal campionato. Un epilogo che arriva al termine di una lunga sequenza di provvedimenti disciplinari e amministrativi, contestati dalla società siciliana sia nel merito sia, soprattutto, nelle modalità con cui sarebbero stati adottati.
Alla base del contenzioso vi sono le presunte violazioni economico-finanziarie relative alle ritenute Irpef e ai contributi previdenziali del bimestre gennaio-febbraio 2025. Su queste contestazioni la FIP aveva già inflitto a Trapani Shark quattro punti di penalizzazione il 21 maggio 2025, seguiti da un ulteriore punto il 24 novembre 2025, accompagnato dal blocco dei contratti e dei tesseramenti. Tutti i provvedimenti, secondo il club, si fondano esclusivamente sul “Manuale per la concessione delle Licenze professionistiche”, la cui legittimità viene apertamente messa in discussione.
Trapani Shark sostiene che il Manuale 2025/26 sia stato approvato in modo irrituale tramite Delibera Presidenziale n. 88 del 30 aprile 2025, senza il necessario passaggio di approvazione presso la Giunta Nazionale del CONI, come previsto dalle norme statutarie. In particolare, il documento avrebbe cancellato il diritto dei club di impugnare in ambito federale le sanzioni del Consiglio Federale, diritto invece garantito dal precedente Regolamento Esecutivo Professionisti. Una modifica ritenuta dal club non solo illegittima, ma anche lesiva delle garanzie fondamentali di difesa.
Sul piano sostanziale, la società ribadisce di aver già sanato le pendenze fiscali contestate attraverso il ravvedimento operoso, versando prima dell’inizio della stagione somme superiori a quelle originariamente dovute per Irpef e INPS. Residua, secondo Trapani Shark, soltanto una posizione IVA e sanzioni tributarie considerate irrilevanti ai fini sportivi. Una ricostruzione che aveva trovato riscontro anche nella decisione del Tribunale Federale FIP del 17 dicembre 2025, che aveva assolto il presidente del club da ogni responsabilità disciplinare in relazione all’operazione di compensazione fiscale.
Nonostante ciò, tra fine dicembre e inizio gennaio la Procura Federale ha avviato due distinti procedimenti disciplinari, contestando al club e al suo presidente presunte dichiarazioni non veritiere rese ai fini della licenza professionistica. In meno di dieci giorni sono arrivate due decisioni: il 30 dicembre 2025, con due anni di inibizione al presidente e tre punti di penalizzazione, e il 7 gennaio 2026, con ulteriori due anni di inibizione e altri due punti di penalizzazione. La somma delle sanzioni ha aggravato in modo decisivo la posizione della società, fino a condurre all’esclusione dal campionato.
Una decisione che Trapani Shark definisce l’atto finale di una gestione “punitiva e accelerata”, adottata – secondo il club – senza attendere l’esito dei ricorsi pendenti davanti al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI, al TAR del Lazio e alla giustizia tributaria. La società ha inoltre annunciato esposti alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza, denunciando presunte irregolarità procedurali e interferenze nei procedimenti disciplinari federali.
L’esclusione arriva in un momento sportivamente drammatico: Trapani Shark era reduce da dieci vittorie nelle prime undici gare e si era guadagnata sul campo la qualificazione alla Coppa Italia. Un percorso interrotto bruscamente da provvedimenti che hanno portato prima alla penalizzazione in classifica, poi al blocco dell’attività sportiva e infine all’uscita dal campionato.
Ora la partita si sposta interamente nelle aule della giustizia sportiva, amministrativa e ordinaria. In attesa delle pronunce, il caso Trapani Shark resta uno dei più controversi e divisivi degli ultimi anni, destinato a lasciare un segno profondo nel dibattito sulla governance, sulle regole e sulle garanzie del sistema della pallacanestro italiana.
