Il debutto del Rally dell’Arabia Saudita nel calendario mondiale ha trascinato con sé un fine settimana ricco di contrasti per M-Sport Ford, passato in poche ore dall’euforia alla bruciante delusione. Al centro della scena, Mārtiņš Sesks: protagonista di una delle prove più incisive della sua giovane carriera in Rally1, e allo stesso tempo vittima di una domenica spietata che ha cancellato un potenziale successo memorabile.
Un avvio folgorante che prometteva impresa
Ritrovato il sedile della Puma Rally1 per la prima volta dal Rally di Finlandia, Sesks ha immediatamente dimostrato ritmo, sicurezza e una sorprendente adattabilità alle nuove prove saudite. Dopo un ottimo riferimento nello shakedown e il terzo tempo nella super speciale del mercoledì, il giovedì ha segnato la sua esplosione definitiva.
Sul terreno sconosciuto del deserto, il lettone ha colpito duro: miglior tempo in SS2, seguito da un’altra vittoria di speciale in SS3 e un vantaggio crescente su Fourmaux. Nemmeno un lieve errore in SS4 o la foratura che gli è costata tempo prezioso nel tardo pomeriggio hanno compromesso il quadro complessivo: Sesks ha chiuso la prima giornata terzo, ma chiaramente in piena lotta per il vertice.
Il sorpasso, il dominio, poi la battaglia di nervi
Il venerdì ha confermato la sua maturità agonistica. Una prestazione a un decimo dal miglior tempo in SS10 lo ha riportato al secondo posto, prima che i problemi di Fourmaux aprissero la strada al comando assoluto. Con oltre venti secondi di margine, Sesks ha affrontato un pomeriggio contraddistinto da forature generalizzate. La sua scelta di non fermarsi per cambiare la gomma – rischiosa ma calcolata – si è rivelata vincente, soprattutto quando Fourmaux è stato rallentato da incidenti simili.
La penalità al compagno di squadra ha consolidato un inatteso ma legittimo vantaggio: Sesks ha chiuso il venerdì in testa, con Thiery Neuville a soli 3,4 secondi, ma con la chiara sensazione che il lettone avesse trovato un equilibrio tra velocità e freddezza da veterano.
Il crollo della domenica: due forature e un ritiro
Le prime prove della giornata finale hanno mostrato la prima crepa: il sorpasso di Neuville lo ha relegato a due secondi dal leader, ma tutto rimaneva apertissimo. Poi è arrivato il momento che ha ribaltato completamente la storia.
La penultima prova è stata un incubo: una foratura ha richiesto una sosta obbligata, la seconda ne ha imposta un’altra pochi chilometri dopo. Il tempo perso, amplificato dal caldo feroce del deserto, ha superato i sette minuti, compromettendo irrimediabilmente ogni ambizione. A ciò si è aggiunto un guasto meccanico che ha impedito la partenza nella Power Stage. Un finale durissimo, in netto contrasto con la brillantezza mostrata fino a quel momento.
Munster e McErlean: costanza e resilienza in condizioni estreme
Alle spalle della bagarre per il vertice, Grégoire Munster e Josh McErlean hanno completato un rally complesso ma produttivo. Entrambi rallentati da forature nella fase iniziale, hanno gestito con intelligenza le insidie del terreno saudita. Munster – malgrado problemi alle sospensioni – ha chiuso ottavo, mentre McErlean, colpito sin dalla SS1, ha mantenuto un passo regolare fino al nono posto. Per entrambi, un finale di stagione che evidenzia crescita tecnica e maggiore confidenza con la Rally1.
Al-Attiya: un debutto combattuto e ricco di adattamento
L’esperienza di Nasser Al-Attiya, al volante della Puma Rally1 per la prima volta, ha aggiunto un ulteriore elemento tecnico al weekend di M-Sport. Il qatariota ha mostrato subito ritmi competitivi e apprezzabile adattabilità alla nuova vettura. Le difficoltà non sono mancate – danni aerodinamici giovedì, foratura e problemi al servosterzo venerdì – ma il suo 15º posto finale ha rappresentato un buon bagaglio di esperienza per possibili apparizioni future.
Il bilancio del team: entusiasmo, frustrazione e consapevolezza
Il Team Principal Richard Millener ha riassunto il weekend riconoscendo l’eccezionalità della prestazione di Sesks, nonostante il finale amaro, e sottolineando la crescita costante degli altri equipaggi. Anche i piloti hanno espresso sentimenti simili: soddisfazione per i progressi e rammarico per le opportunità svanite, ciascuno consapevole della durezza del Rally Saudi Arabia ma anche del valore dei chilometri accumulati.
