Yuki Tsunoda ha affrontato con sorprendente lucidità uno dei momenti più difficili della sua carriera: la perdita del suo sedile in Red Bull per il 2026 e il ritorno al ruolo di test e reserve driver. Una decisione arrivata subito dopo il weekend del Qatar e che lo stesso pilota giapponese descrive come “dura da accettare”, al punto da non aver ancora del tutto realizzato cosa lo attenda l’anno prossimo.
Secondo quanto dichiarato ad Abu Dhabi, Tsunoda ha appreso la notizia subito dopo la gara di Lusail, e l’impatto emotivo è stato inevitabile: «Ovviamente ero deluso. È dura. Non ho ancora pienamente realizzato che non correrò l’anno prossimo». Eppure, già il mattino successivo, racconta di essersi svegliato concentrato su Abu Dhabi, quasi a trattare l’accaduto come qualcosa di sospeso.
Il passaggio in Red Bull e le difficoltà con un sedile “da sempre complicato”
Tsunoda era partito nel 2025 con Racing Bulls, salvo poi essere promosso in Red Bull dopo due gare, in uno scambio che aveva portato Liam Lawson nel team satellite. Un’opportunità enorme, ma che lo ha messo davanti alle stesse difficoltà che molti compagni di Verstappen hanno sperimentato negli anni.
La serie di eliminazioni precoci in Qualifica e i risultati intermittenti sono stati sintomi evidenti della complessità del contesto, come lui stesso riconosce: «Non dico di non avere rimpianti. Mi manca la Racing Bulls, una macchina che avevo contribuito a sviluppare dall’inizio delle regole. Era un po’ come buttare via il tuo bambino».
Nonostante ciò, ribadisce che non cambierebbe la scelta, perché ora comprende con maggiore chiarezza quanto fosse impegnativo gestire quel sedile: «Capisco perché sia così difficile, ma nelle ultime gare il team mi ha dato molto supporto. Se guardo solo ai risultati sembra che abbia faticato, ma io vedo la differenza rispetto a Max, e non ricordo l’ultima volta in cui ero solo quattro decimi e mezzo dietro di lui. Sono soddisfatto di questo».
Un traguardo importante, considerando che Verstappen guida questa generazione di Red Bull da quattro anni, mentre Tsunoda è salito sulla vettura in corso d’opera.
Lo scenario 2026 e uno sguardo oltre – senza lasciare la F1
Il futuro del giapponese, almeno nel breve termine, è definito: sarà test e reserve driver per Red Bull e Racing Bulls, ruolo che gli permetterà di vivere la Formula 1 dall’interno pur non essendo in pista la domenica. «Mi mancherà correre, sicuramente. Ma vedrò cose da una nuova prospettiva e imparerò aspetti che non avevo mai immaginato».
Sulle strade alternative, in particolare una possibile avventura in IndyCar, Tsunoda è chiarissimo: «La F1 è la mia vita».
Per ora non contempla altre categorie: «È troppo presto per pensarci. L’unica motivazione che ho è rimanere in F1. Farò tutto il possibile per restare pronto a ogni opportunità».
L’ultimo obiettivo immediato, dunque, resta la gara di Abu Dhabi, con un pensiero fisso: chiudere la stagione dando il massimo per sé e per la squadra.
