AMR26, la visione di Newey: filosofia, rischi e potenziale della nuova Aston Martin F1

Scritto da: Antonio Guidi
Pubblicato il 3 Febbraio 2026

Dal momento in cui la AMR26 ha fatto la sua prima apparizione pubblica, l’attenzione del paddock e degli appassionati si è concentrata su una sola domanda: quale direzione tecnica ha scelto Adrian Newey per inaugurare la nuova era regolamentare della Formula 1 con Aston Martin Aramco?

Il debutto della monoposto, avvenuto in extremis durante il Barcelona Shakedown, ha acceso immediatamente la curiosità generale. Un interesse tale che persino il volo che trasportava la vettura verso la Spagna è diventato uno dei più seguiti al mondo. Un segnale chiaro di quanto il progetto 2026 del team britannico sia osservato con attenzione.

Una filosofia senza certezze assolute

Newey non nasconde la complessità della sfida. Di fronte a un regolamento completamente nuovo, la scelta della filosofia progettuale non può poggiare su certezze consolidate. L’approccio adottato nasce da un’analisi approfondita delle regole e dall’obiettivo di generare specifici campi di flusso aerodinamico, attorno ai quali è stata sviluppata l’intera geometria della vettura.

Il progettista britannico sottolinea come, in uno scenario regolamentare inedito, nessuno possa sapere con assoluta sicurezza quale interpretazione si rivelerà vincente. Anche per una figura del suo calibro, la progettazione resta una scommessa razionale: si sceglie una direzione, la si segue fino in fondo e si accetta il verdetto della pista.

Aggressiva? Dipende dal punto di vista

Alla domanda se la AMR26 rappresenti un’interpretazione aggressiva delle regole, Newey evita etichette. Dal suo punto di vista, non esistono progetti aggressivi o conservativi, ma solo soluzioni coerenti con una visione tecnica. È vero, però, che la vettura presenta elementi inediti e scelte mai viste prima all’interno del team, e questo potrebbe essere percepito come un approccio audace.

Più che l’aggressività, ciò che emerge è la volontà di esplorare soluzioni nuove senza preconcetti, mantenendo sempre una coerenza globale del progetto.

Nessun dettaglio protagonista, conta l’insieme

Newey rifiuta l’idea del “pezzo speciale” destinato a fare la differenza. Per lui, una monoposto è un sistema complesso in cui aerodinamica, meccanica e dinamica del veicolo devono dialogare in modo armonico. Non esiste un’area preferita, perché le prestazioni nascono dall’integrazione di tutte le componenti.

Il concetto chiave è l’olismo: una vettura efficace è quella in cui ogni elemento contribuisce al comportamento complessivo, offrendo al pilota un mezzo prevedibile e sfruttabile.

Packaging estremo e lavoro di squadra

Entrando nel dettaglio del progetto, Newey descrive un lavoro che parte dalla distribuzione delle masse lungo il passo, passa per le sospensioni anteriori e posteriori – fondamentali anche per la gestione dei flussi – e arriva a soluzioni aerodinamiche profondamente riviste su muso, ala anteriore, fiancate e soprattutto nella zona posteriore.

Il retrotreno della AMR26 è caratterizzato da un packaging estremamente compatto, più spinto rispetto a qualsiasi precedente Aston Martin. Una scelta che ha richiesto una collaborazione strettissima tra aerodinamici e progettisti meccanici. Una sfida complessa, che il team ha accettato con convinzione, pur sapendo di andare incontro a difficoltà operative significative.

Un debutto ritardato, ma inevitabile

La presenza limitata della AMR26 allo Shakedown di Barcellona è figlia di una combinazione di fattori. Per la prima volta nella storia della Formula 1, regolamenti di telaio e power unit sono cambiati simultaneamente. A questo si è aggiunto un contesto strutturale in evoluzione: infrastrutture ancora in fase di sviluppo, una nuova galleria del vento entrata pienamente in funzione solo in primavera e l’arrivo di Newey nel team a progetto già avviato.

Il ritardo nell’avvio delle prove in galleria del vento ha compresso drasticamente i tempi di sviluppo. Di conseguenza, l’assemblaggio finale della vettura è avvenuto all’ultimo momento utile, rendendo già significativo il solo fatto di essere riusciti a scendere in pista.

Prime sensazioni e obiettivi stagionali

Come sempre accade al debutto di una nuova monoposto, la prima uscita è stata accompagnata da una certa tensione. Tuttavia, i primi chilometri hanno permesso di effettuare controlli fondamentali sui sistemi e di iniziare a comprendere il comportamento della vettura in pista.

L’obiettivo dichiarato non è quello di presentare una vettura già completamente ottimizzata, ma un progetto con ampio margine di sviluppo. La AMR26 è stata concepita puntando sulle basi fondamentali, lasciando spazio a un’evoluzione significativa nel corso della stagione attraverso aggiornamenti aerodinamici e di carrozzeria.

Una monoposto più guidabile

Newey riconosce le difficoltà di guida emerse con la precedente generazione di vetture a effetto suolo, difficoltà che hanno penalizzato anche Aston Martin. Con il nuovo regolamento, l’intento è quello di offrire a Lance Stroll e Fernando Alonso una monoposto più prevedibile, capace di garantire prestazioni costanti e sfruttabili.

Il ruolo di Team Principal

Il nuovo incarico di Newey come Team Principal viene descritto con pragmatismo. Più che una carica formale, per lui rappresenta la responsabilità di definire una direzione, un’etica di lavoro e una cultura condivisa. L’obiettivo è far crescere il gruppo nel suo insieme, affinché ogni reparto possa esprimere il massimo potenziale.

Partner tecnici e sostenibilità

Il 2026 segna anche l’introduzione dei carburanti completamente sostenibili. In questo contesto, il ruolo di Aramco e Valvoline è centrale nello sviluppo di combustibili e lubrificanti altamente efficienti, in stretta sinergia con il lavoro di Honda sulla power unit.

Newey evidenzia come l’efficienza energetica rappresenti una delle principali fonti di prestazione del nuovo regolamento e come la collaborazione con partner tecnici di alto livello sia indispensabile per competere.

Oltre l’elettrico: una visione aperta

Sul tema della transizione energetica, Newey invita a evitare soluzioni uniche. A suo avviso, il futuro sarà caratterizzato da un mix di tecnologie: elettrico, carburanti sintetici, idrogeno e biocarburanti. La Formula 1, adottando i carburanti sostenibili, può svolgere un ruolo chiave nello sviluppo e nella diffusione di queste soluzioni.

Galleria del vento e intelligenza artificiale

Il nuovo CoreWeave Wind Tunnel viene definito uno strumento di assoluta eccellenza, progettato su misura per le esigenze del team. L’integrazione di tecnologie avanzate, come la Particle Image Velocimetry e potenti sistemi di calcolo, consente un’analisi dei flussi aerodinamici sempre più precisa e integrata con la CFD.

L’intelligenza artificiale e il machine learning vengono utilizzati per compiti altamente specifici, dall’analisi dei dati alle simulazioni strategiche. Newey sottolinea però come questo settore evolva a una velocità tale da richiedere un continuo aggiornamento e una mentalità aperta al cambiamento.

Un progetto in continua evoluzione

La AMR26 vista a Barcellona non rappresenta che il punto di partenza. La vettura che correrà a Melbourne sarà già diversa, così come lo sarà quella che concluderà la stagione ad Abu Dhabi. L’evoluzione costante è parte integrante del progetto.

Il messaggio finale di Newey è chiaro: in una Formula 1 che cambia radicalmente, la vera forza sta nella capacità di rimettere continuamente in discussione le proprie certezze e mantenere la mente aperta.