Il Rallye Monte-Carlo 2026 non ha fatto sconti a nessuno e ha riportato il Mondiale Rally alle sue origini più crude: asfalto bagnato, ghiaccio, neve, fango e condizioni che cambiavano curva dopo curva. In questo contesto estremo, Hyundai Motorsport archivia il round inaugurale della stagione con un bottino solido e indicazioni tecniche importanti, chiudendo con due vetture nella top five e una terza al traguardo dopo un weekend di puro apprendistato.
Fourmaux e Coria, la punta di diamante
A guidare il bilancio Hyundai sono stati Adrien Fourmaux e Alexandre Coria, quarti al termine di una gara tutt’altro che lineare. Il loro Monte-Carlo era iniziato in salita con un’uscita di strada nella nebbia del giovedì sera, ma il venerdì ha segnato la svolta: neve e ghiaccio non hanno fermato l’equipaggio francese, autore di due tempi nei primi tre e capace di risalire fino alla quarta posizione nonostante un problema elettrico al freno a mano.
Il sabato è stato all’insegna della solidità, con un piccolo errore sulla SS12 ma anche con la soddisfazione della vittoria sulla spettacolare SS13 tra le strade di Monte-Carlo. La domenica ha confermato il trend positivo, con un altro scratch sulla SS16 e un quarto posto finale che vale 17 punti iridati. Un risultato che pesa, soprattutto considerando le difficoltà incontrate nelle fasi iniziali del rally.
Neuville e Wydaeghe, Monte-Carlo da sopravvissuti
Gara complessa anche per Thierry Neuville e Martijn Wydaeghe, quinti al traguardo dopo un weekend definito dallo stesso Neuville come uno dei più difficili mai affrontati nel Principato. Il venerdì era partito bene, con due top-three stage time che avevano portato l’equipaggio belga a guidare l’attacco Hyundai, prima di una scivolata in un fosso sull’ultima prova di giornata che li ha fatti retrocedere.
Il sabato è stato di contenimento, con un testacoda sulla SS12 ma senza ulteriori danni, mentre la domenica ha richiesto nervi saldi: foratura e nuovo testacoda sulla SS15, ghiaccio nero e neve sulle ultime prove, fino al quinto posto finale e ai dieci punti mondiali. Un risultato difensivo, ma fondamentale in un rally dove portare la macchina al traguardo era già una vittoria.
Paddon e Kennard, il ritorno passa dal fango
Il ritorno di Hayden Paddon e John Kennard nella top class del WRC è stato soprattutto un esercizio di gestione e apprendimento. L’obiettivo era restare in gioco in caso di problemi per i compagni di squadra, missione eseguita con intelligenza fino al sabato, quando l’equipaggio neozelandese è arrivato a occupare la settima posizione.
La svolta negativa è arrivata sulla SS12, con una rotazione e un’uscita di strada che li ha intrappolati nella neve per diversi minuti. Da lì in poi, il focus è diventato esclusivamente portare a termine la gara: undicesimo posto finale e una quantità di chilometri preziosa per riprendere confidenza con la Rally1 in condizioni estreme.
Le voci dal box Hyundai
Fourmaux ha sottolineato come il quarto posto sia particolarmente significativo alla luce dei problemi tecnici del venerdì e del distacco minimo da Ogier nella classifica punti, mentre Neuville non ha nascosto la frustrazione per un feeling mai realmente trovato con la vettura e le gomme, pur riconoscendo i progressi fatti giorno dopo giorno. Paddon, dal canto suo, ha parlato di un weekend durissimo ma utile, evidenziando come alcuni split cronometrici dimostrino un potenziale ancora tutto da esplorare.
Il direttore sportivo Andrew Wheatley ha tracciato un bilancio realistico: Monte-Carlo ha messo in luce punti di forza e criticità della i20 N Rally1 sulle superfici a grip variabile, ma le vittorie di speciale e la competitività mostrata soprattutto nell’ultima giornata rappresentano una base incoraggiante su cui lavorare.
Verso la Svezia
Il WRC non aspetta: tra tre settimane si va sulle nevi pure del Rally Sweden, un banco di prova completamente diverso. Hyundai riparte da Monte-Carlo con punti pesanti in tasca, molte risposte tecniche e la consapevolezza che, in un mondiale così lungo, anche i rally di sopravvivenza possono fare la differenza.
